Richard Yates #9 – Proprietà privata. Racconti inediti (2012)

proprietà-privata-richard-yates-librofiliaProprietà privata è una raccolta di racconti brevissima – ne contiene nove in poco meno di duecento pagine – ma cruciale se consideriamo l’intera produzione letteraria di Richard Yates poiché in questo caso, si tratta di racconti totalmente inediti ma soprattutto postumi, dal momento che sono stati pubblicati solo dopo la morte dell’autore avvenuta nel 1992 e tutto questo ne rafforza il contenuto e ne rende ancora più eloquente e affascinante l’essenza.

In un certo senso, Proprietà privata potrebbe benissimo essere considerato come una sorta di testamento dell’autore, visto e considerato che ci troviamo dinanzi ad un Richard Yates come sempre fedele ai suoi argomenti prediletti: la guerra, la famiglia, i fallimenti personali o sociali e l’inadeguatezza nei confronti della vita ma in questo caso – pur trattandosi sempre di una scrittura superba e cristallina – i toni appaiono stranamente un po’ meno cinici e meno sprezzanti, quasi come se lo stesso Yates si mostrasse più clemente e tentasse una sorta di goffa riappacificazione con i personaggi dei suoi racconti che – seppur sotto mentite spoglie – in un modo o nell’altro abbiamo già visto comparire nelle sue opere e addirittura in Un ego convalescente – il racconto che conclude Proprietà privata – sembra ereticamente accennare a quanto di più vicino e simile ad una sorta di lieto fine, seppur impercettibile ed effimero:

Lui non ebbe la forza di parlare, ma si voltò e la prese fra le braccia, e non c’era ombra di malattia o di stanchezza nel modo in cui si baciarono. Questa era l’unica cosa che non aveva immaginato, in tutti i suoi piani: l’unica esigua possibilità che aveva trascurato del tutto.



Nei nove racconti che compongono Proprietà privata c’è come sempre il malessere, l’incomunicabilità e l’incapacità di stare al mondo e di relazionarsi con gli altri o più semplicemente la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo dal momento che alcuni dei protagonisti di questi racconti – ex reduci di guerra, solitarie mogli di marines imbarcati, uomini d’affari mollate dalle mogli o semplicemente ragazzine affidate alle cure di perfide zie – hanno difficoltà a reinserirsi nella società che sembra continuamente respingerli o confonderli.

Si allontanò dal binario e risalì le scale, abbottonandosi con cura il cappotto e raddrizzandosi il cappello. E camminò per quattro o cinque isolati prima di rendersi conto, fermandosi di colpo e guardandosi intorno, che non aveva la minima idea di dove stesse andando.



Nonostante tutto, alcuni di questi personaggi sembrano addirittura mostrare un’insolita vitalità che sembra sconfinare in qualcosa di molto simile alla pura competizione, esempi eclatanti sono i due reduci di guerra che incontrandosi ad un party piuttosto noioso, rievocano con cura una complessa operazione militare alla quale presero entrambi parte, seppur da due sponde differenti:

«Ma perdio, Lew! Voialtri eravate subito alla nostra sinistra proprio in quell’azione della quale ti stavo parlando…. sai, la faccenda del canale? Nel marzo del ’45? Me lo ricordo benissimo».



oppure come i due ex soldati tubercolotici ricoverati in ospedale che si contendono la stessa graziosa infermierina polacca del reparto, facendo sorgere tra i due uomini e nel resto del gruppo una malcelata e inevitabile tensione.

Tutti loro però, continuano ad essere imprigionati nella loro routine quotidiana, intenti a contrastare gli imprevisti della vita e a ritagliarsi qualcosa che sia molto simile alla più autentica serenità, pur consapevoli di quanto sia difficile, complesso e irraggiungibile questo stato.

Il lettore tipico delle opere di Richard Yates sa benissimo di come la sua narrativa sia priva di spiragli e di speranze, eppure le spigolosità e le correnti contrarie presenti nelle storie narrate da Richard Yates sembrano far misteriosamente apparire dal nulla fragili appigli e deboli agganci ai quali nessuno aveva mai prestato attenzione sino ad un determinato momento e ai quali, si inizia poi a far affidamento poiché tutto appare sempre come un eterno e convulso ritorno.

Ma evidentemente uno si abitua a vedere le cose andare in un certo modo, dopodiché non importa cosa fa o dove va, è sempre un piacere tornare. Capisci cosa voglio dire?



Proprietà privata. Racconti inediti, Richard Yates, Minimum Fax, 2012 pp. 191. Traduzione Andreina Lombardi Bom.

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