La memoria della cenere: il nuovo e splendido romanzo di Chiara Marchelli

La memoria della cenere

Se è vero che i libri belli sono quelli che una volta chiusi ti fanno avvertire la mancanza, quasi fisica e tangibile, dei protagonisti posso ammettere tranquillamente che io, di Elena – la protagonista del nuovo romanzo di Chiara Marchelli – ho avvertito davvero la mancanza, una volta girata l’ultima pagina del libro e da questo posso dedurre che La memoria della cenere è stata davvero una bella lettura e sono certa, nonostante siamo ancora solo a febbraio, che sarà una delle mie migliori letture di tutto il 2019.

La memoria della cenere: trama

Elena è una scrittrice che vive a New York, immersa nella solita routine della metropoli fatta di vita, scrittura e frastuono, fin quando la sua vita viene stravolta, all’improvviso, da un’aneurisma che la lascia viva seppur provata e piuttosto spaventata, per via di quel cervello quasi esploso.

New York

La stessa malattia inattesa,subdola e forse anche immeritata, la spinge a prendere quella decisione fin troppe volte rimandata: lasciare la metropoli, per trasferirsi nel piccolo borgo francese di Mézac, luogo di origine di Patrick, il suo compagno, situato esattamente ai piedi del vulcano Puy de Lúg.

A un certo punto ci siamo detti Partiamo, semmai si torna indietro. Sapendo benissimo che tornare indietro non sarebbe stato pensabile. Si torna indietro a vent’anni; alla nostra età no: la direzione va scelta e poi presa subito. Perché se fossimo rimasti là ancora, partire sarebbe diventato impossibile. Rimandare un’urgenza finisce con l’estenuarla, renderla una debolezza.

pp. 16


Inizialmente per Elena, che è ancora piuttosto indebolita dalla malattia e ancora convalescente, non è semplice lasciarsi alle spalle la frenesia e il caos della metropoli e abituarsi ai ritmi lenti e pacati del piccolo borgo francese, a tal punto che non riesce nemmeno a rimettersi a scrivere con facilità poiché tutto quello che butta giù le sembra goffo, insensato e astratto.

L’ astratto è un’idea, una proiezione. Solo quando viviamo a lungo in un luogo pensiamo ai dettagli che a quel luogo hanno dato valore. Le abitudini, la familiarità. Per una visione globale c’è tempo, per il distacco da un tutto confinabile dentro un perimetro geografico che non ha più altri significati o altre funzioni. Che non è più la tua casa, il tuo presente, la realtà su cui ti appoggi. Quello forse verrà.

pp. 32

Succede però che Elena, con l’arrivo dei genitori giunti appositamente dall’Italia per trascorrere qualche giorno tutti insieme, si ritrova contemporaneamente a inspirare qualche boccata d’ossigeno e a fare i conti con le sue scelte, con le sue radici ma soprattutto con quegli incastri familiari che inizialmente l’hanno condotta lontano, esattamente come in una fuga dolorosa ma doverosa.

E proprio durante il soggiorno francese dei suoi genitori, il vulcano Puy de Lúg inizia a riprendere le sue naturali attività, fino a giungere allo scoppio di una violenta eruzione che terrà tutti bloccati in casa e costretti a fare i conti con il proprio passato, con le proprie debolezze e consapevolezze.

Dopo un dolore lo sguardo sulle cose si piega sotto la forza di quel dolore, e tutto converge e cambia: non solo il futuro, anche il passato.

pp. 38

E così, esattamente come fa il magma del vulcano Puy de Lúg , nella mente di Elena risalgono a galla i ricordi e le motivazioni che l’hanno spinta prima lontano dalla famiglia d’origine e ora, invece, in questo borgo situato nel cuore del Massiccio centrale, ricorrendo ad una sorta di flusso di coscienza lucido e incandescente esattamente come la massa lavica che il vulcano continua a sputare senza sosta.

E verranno così a galla vecchie verità nascoste e piccole debolezze che sembravano essere ormai domate sotto quella coltre fatta di esperienza, di distacco e di distanza.

Non le ho detto che, se la fuga è abbastanza lontano, scappare la prima volta equivale a imprimere l’andamento di una vita. Il rischio è non capirlo e illudersi che si tratti del progredire naturale delle circostanze.

pp. 90

Chiara Marchelli da abile ed esperta narratrice, con La memoria della cenere ci conduce in un viaggio davvero illuminante all’interno di ciò che regola e che mantiene in equilibrio i rapporti familiari e, sono certa, sarà davvero impossibile non immedesimarsi con Elena in uno dei tanti magistrali passaggi del libro o trovare uno o più punti di connessione con la sua storia.

La memoria della cenere e il suo finale aperto

Inizialmente, mi sono trovata un po’ in disaccordo con la scelta di Chiara Marchelli di optare per un finale aperto – sì, confesso di avere qualche problema con i finali aperti – ma poi ho compreso l’intenzione dell’autrice, che lo spiega benissimo all’interno di questa intervista e ho fatto totalmente pace con il libro, che avevo comunque apprezzato a prescindere.

Chiara Marchelli

E alla fine, cosa resta poi di un’eruzione? Sicuramente tanta paura e la consapevolezza di uno scampato pericolo ma anche tanta voglia di normalità e il desiderio di lasciarsi tutto alle spalle ma soprattutto resta tanta cenere: che si è depositata ovunque, esattamente come fanno i ricordi, che s’insinuano nella mente e che spesso non permettono di avere la giusta lucidità nell’affrontare le cose.

La stessa cenere che però verrà spazzata e lavata via alla prima occasione utile – appena il cielo tornerà sereno e l’aria sarà nuovamente respirabile – esattamente come si fa con tutto quello che non ci occorre più nella vita.

N.B.: Per quanto non amo paragonare tra loro i libri o gli autori, personalmente, tra il romanzo di Chiara Marchelli e Salvare le ossa di Jesmyn Ward ho trovato diversi punti di connessione, tra i più evidenti: il fatto che sono due donne a narrare, un elemento naturale che fa da sfondo, le vicende che si sviluppano in un breve lasso di tempo e l’indagine sul microcosmo familiare e sulle sue mille sfaccettature.

La memoria della cenere, Chiara Marchelli, NN Editore, 2019 pp. 289.

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