Salvare le ossa di Jesmyn Ward: quando la forza distruttrice è donna

Salvare le ossa

I libri che possiamo definire realmente belli sono quelli che, una volta terminati, modificano la propria personale visione del mondo o più semplicemente la percezione di esso.

Appena ho terminato, ad esempio, la lettura di Salvare le ossa di Jesmyn Ward, il caso ha voluto che il cielo diventasse improvvisamente grigio e che di lì a poco si abbattesse un violento temporale, quello con tanto di lampi e tuoni per intenderci, e posso assicurarvi che esattamente dopo aver letto le vicissitudini della famiglia Batiste, la mia percezione nei confronti della pioggia non è stata la stessa, almeno sul momento.

Salvare le ossa

Jesmyn Ward

Salvare le ossa: trama

Quella narrata da Jesmyn Ward in Salvare le ossa – primo capitolo della cosiddetta Trilogia di Bois Sauvage – è la storia dei Batiste – una famiglia povera e di colore, che vive in mezzo ai boschi e ai rottami e alle carcasse di auto abbandonate – alle prese con l’arrivo dell’uragano Katrina che minaccia di abbattersi in questa località sperduta – e inventata – del Mississippi, portando con sé morte e distruzione.

A Bois Sauvage vivono, infatti, il capofamiglia Batiste – di nome Claude, rimasto vedovo e con una particolare ossessione nei confronti dell’alcool e degli uragani – e i suoi quattro figli: Randall, il primogenito abile giocatore di basket; Skeetah impegnato ad assistere il suo amatissimo pitbull China che ha appena partorito per la prima volta dei cuccioli; Junior che è ancora troppo piccolo per avere un ruolo nel bayou e la giovane Esch, ovvero la protagonista di Salvare le ossa, che è l’unica ragazza di questo microcosmo popolato da soli uomini, follemente innamorata di Manny – un amico di suo fratello Randall – che all’improvviso scopre di essere incinta.

Il sole piomba su di me bruciandomi, facendo evaporare sudore, acqua, sangue e lasciando solo la pelle, i miei organi disseccati, le ossa friabili: il mio corpo, un acino d’uva secca. Se potessi mi ficcherei dentro una mano e mi strapperei via il cuore, e quel minuscolo seme bagnato che diventerà il bambino. Prima quelli; il resto non farà così male.

 

Salvare le ossa è un libro che si sviluppa in soli dodici giorni che servono a Jesmyn Ward per raccontare l’arrivo dell’uragano Katrina ma soprattutto per sviscerare la vita quotidiana di questa famiglia dimenticata da Dio e dalle cartine geografiche, che lotta contro le avversità della vita e contro l’imperversare dell’ uragano per la semplice e sola sopravvivenza e che molto si avvicina a quell’istinto primordiale animalesco.

Prima di un uragano, gli animali che possono andarsene lo fanno. Per sfuggire alla tempesta gli uccelli volano a nord, e gli altri si allontanano il più possibile dai venti e dalla pioggia. Negli ultimi due giorni l’aria è stata limpida.

 

Allo stesso tempo, a farla da padrone, in Salvare le ossa e nella famiglia dei Batiste è l’amore familiare che li unisce e che li lega in un legame indissolubile e pronto a qualsiasi sacrificio pur di preservarlo e purtroppo molto diverso da quello che la giovane Esch prova nei confronti di Manny e che la fa sentire totalmente inappropriata e inadeguata – soprattutto quando osserva le sue coetanee -, soprattutto per tutelare il segreto che gelosamente custodisce.

…è così che si muovono quelle che hanno un solo ragazzo. Centrate, come se l’amore che il ragazzo prova per loro le ancorasse in profondità come le radici di un albero, le mantenesse stabili come querce, che nemmeno l’uragano può sradicare. L’amore come certezza.

 

Eppure la povertà, lo squallore e la miseria che sembrano contraddistinguere le vite di questa famiglia disagiata ma molto unita – nonostante la morte della madre e la quasi totale assenza del padre – sembra niente a confronto di quello che sta per abbattersi nel bayou di Bois Sauvage e tutti lavorano alacremente per cercare di arginare e contrastare in ogni modo la furia di Katrina.

Quando guardo verso il cielo, il grigio che vibra mentre corro, vedo grandi stormi di uccelli che oscurerebbero il sole, se il sole fosse visibile attraverso le nuvole sempre più dense. Stanno volando via, vanno tutti a nord. Si disperdono, calano, si librano, e sono la mano di Randall sulla palla, quella di Skeet sul guinzaglio, le mie gambe che inseguono qualcuno. Li guardo finché non spariscono oltre gli alberi, e poi ci siamo solo noi, i boschi, le foglie crocchianti sotto i piedi.

 

Salvare le ossa di Jesmyn Ward è un libro contraddistinto da una prosa cruda, violenta, spietata e molto lirica – che a tratti mi ha ricordato il William Faulkner di Mentre morivo –  che fotografa perfettamente le condizioni di vita di questa famiglia povera di afroamericani stanziati in un qualsiasi bayou del Mississippi e che è alla totale insegna di tre entità femminili ben distinte fra loro eppure accomunate da un elemento comune ovvero la vita poiché Esch porta in sé la vita, il cane China ha dato la vita mentre Katrina toglie la vita.

Salvare le ossa, Jesmyn Ward, NN Editore, 2018 pp. 313. Traduzione Monica Pareschi.

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