Chiedi alla polvere di John Fante ovvero quando la polvere ti ricorda chi sei

chiedi-alla-polvere-john-fante-librofiliaQuando pensi o ti imbatti in Chiedi alla polvere, sei consapevole di non poterlo liquidare solo come un bel romanzo che narrando di una storia d’amore complicata e sbagliata, racconta di altre mille sfaccettature umane poiché sin dalle prime pagine, ti accorgi di essere dinanzi ad un vero e proprio capolavoro della narrativa nordamericana del Novecento.

Se allora è vero che quelli che vale la pena amare sono tutti coloro che ci fanno sentire estranei, inadeguati e che ci mettono a disagio, la storia d’amore di Arturo Bandini – l’aspirante scrittore protagonista del capolavoro di John Fante – con Camilla Lopez, non poteva nascere sotto auspicio migliore.
Che poi, se andiamo davvero a scavare tra le pieghe, la loro non potremmo nemmeno definirla una vera e propria storia d’amore poiché il loro è un rapporto a senso unico, dal momento che Arturo Bandini ama Camilla Lopez ma purtroppo lei ama un altro uomo che invece la disprezza e la maltratta.
Quante volte ci siamo trovati dinanzi a storie del genere? Quante volte le abbiamo lette sui libri, osservate nei film o viste nella realtà o peggio, quante volte ci sono capitate direttamente?

Ho vent’anni, ho raggiunto l’età della ragione, sto per addentrarmi nell’intrico di strade sotto di me in cerca di una donna. Mi chiedo se la mia anima è già macchiata, se devo voltarmi e tornare indietro, se un angelo veglia su di me, se le preghiere di mia madre mi tranquillizzano o se, piuttosto, non mi infastidiscono.



Bene, sappiate che la trama di Chiedi alla polvere ruota intorno a tutto questo e seppur potrebbe apparirvi come una trama banale e già letta altre mille volte, quello che la differenzia dalle altre è proprio il modo in cui John Fante ne scrive poiché la scrittura utilizzata è una sapiente miscela fatta utilizzando il dolore, lo humor, l’ironia e la pura poesia e il risultato è davvero impressionante e ben visibile agli occhi di qualsiasi lettore decida di avvicinarsi a John Fante.

John Fante

John Fante


Ecco spiegato il motivo per cui leggere di Arturo Bandini, delle sue eroiche imprese e delle mille peripezie fatte per diventare scrittore o per conquistare il cuore di Camilla Lopez – la bellissima e sinuosa cameriera messicana – ma soprattutto quelle fatte per non morire di fame e di stenti o più semplicemente per riuscire a pagare l’affitto della stanza in cui vive con la sola compagnia dei topi che spuntano dai buchi nelle pareti, fa davvero bene all’anima e al cuore perché dimostra quanto e cosa si è realmente disposti a fare pur di raggiungere i propri obiettivi e poco importa se è il successo e la gloria o una bella donna perché in fondo, è sempre solo e soltanto per noi stessi che lo si fa.

…tu sei nato povero, figlio di contadini miserabili, la tua città natale ti ha respinto perché eri povero, costringendoti ad andare ramingo per le strade di Los Angeles e, siccome sei povero, speri di scrivere un libro che ti faccia diventare ricco, così quelli che ti odiavano, laggiù nel Colorado, ti ameranno.



Leggendo Chiedi alla polvere, è piuttosto frequente ridere, godere e gioire con Arturo Bandini per i suoi successi letterari o per la sua capacità di cavarsela in ogni situazione oppure è facile soffrire con lui quando vaga disperato nelle notti senza luna in cerca di Camilla Lopez, maledicendo se stesso e il suo brutto carattere e infine si arriva addirittura a provare pena, chiedendosi che ne sarà della sua giovane vita, del suo triste destino e della sua povera anima mossa da mille turbamenti.

Sono qui per una ragione ben precisa; questi momenti – il lato brutto della vita – si trasformeranno in altrettante pagine.



L’ Arturo Bandini di Chiedi alla polvere è però un ventenne italo-americano dalla scorza dura e dallo spirito forte e coraggioso e nessuno deve temere per lui o per il suo futuro, perché Arturo Bandini otterrà sempre e comunque ciò che desidera. O forse non proprio tutto quanto.

Scena tratta dall'omonimo film del 2006

Scena tratta dall’omonimo film del 2006


Ci sono opere che seppur pubblicate in epoche lontane – consideriamo che Chiedi alla polvere fu pubblicato per la prima volta nel 1939 e non riscosse nemmeno la metà del successo sperato dall’autore – conservano praticamente intatta tutta la loro bellezza e la loro grandezza e tutte le volte che se ne parla, esse come per magia, sembrano acquistare maggior valore e spessore lirico, soprattutto se consideriamo che questa specifica opera, venne fortunatamente riportata a galla solo grazie allo zampino di Charles Bukowski e in modo ormai considerato quasi leggendario.

L’amore non era tutto. Le donne non erano tutto. Uno scrittore doveva conservarsi le energie.



Potrei dilungarmi sino a domattina su questo libro, sviscerare dinamiche, tracciare i profili dei personaggi o inoltrarmi nei particolari della trama, eppure non me la sento perché non mi va affatto di togliere spazio al libro vero e proprio che poi è l’unica cosa che conta per davvero, al momento posso solo dirvi che, finita la lettura di Chiedi alla polvere potreste avvertire l’urgenza e il desiderio di benedire John Fante e di maledire la polvere del deserto.


Songtrack:



Chiedi alla polvere, John Fante, Einaudi, 2004 pp.234. Traduzione Maria Giulia Castagnone.


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