A misura d’uomo di Roberto Camurri: il desiderio di raccontare la provincia

A misura d'uomo

Ho sempre avuto un debole per le storie di provincia, quelle che nascono, si sviluppano e attecchiscono in veri e propri buchi di mondo, dimenticati da Dio e dagli uomini: luoghi impossibili, dai nomi impronunciabili e difficili da rintracciare persino sulle mappe geografiche.

Io, in un luogo del genere, ci sono nata, ci sono cresciuta e ci vivo, nonostante le mille problematiche, le innumerevoli limitazioni, la totale mancanza di servizi e l’abbondanza di chiacchiere, eppure, giuro che non lo cambierei con nulla al mondo. E fidatevi che, personalmente, a cambiarlo ci ho provato davvero ma il risultato è stato così ridicolo e disastroso che non me la sento nemmeno di tirarlo in ballo.

A misura d’uomo: l’esordio di Roberto Camurri

Ecco perché quando ho saputo della pubblicazione del romanzo d’esordio di Roberto Camurri, ho avvertito una curiosità incontenibile e una sorta di necessità quasi fisica nei confronti di A misura d’uomo, soprattutto perché sapevo già che dentro avrei ritrovato buona parte degli argomenti che mi piace ricercare nella narrativa: la provincia, l’amicizia, l’amore e l’incapacità di stare al mondo, comprese le sue infinite sfaccettature e le variabili.

Eppure, dentro A misura d’uomo, c’è così tanto pathos e tanta malinconia che risulta piuttosto complesso riuscire a dare un nome e una spiegazione a tutto quello che trasuda dalla scrittura di Roberto Camurri e dalle pagine del suo libro, a tal punto che, a fine lettura, si avverte la sensazione di non essere riusciti a catturare proprio tutta l’essenza del libro.

Probabilmente, i libri come quello di Roberto Camurri, sono davvero impossibili da imbrigliare e da decodificare perché hanno quel gravoso compito di raccontare la vita vera, con le sue mille inclinazioni, i suoi imprevisti, le sue gioie e i suoi dolori.

Esattamente come quelli che vivono e che provano sulla propria pelle, i tre protagonisti principali di A misura d’uomo, dal momento che proprio il rapporto di amicizia tra Valerio, Davide e Anela è il fulcro di tutta l’opera di Roberto Camurri, che si muove e si snoda sullo sfondo di una Fabbrico situata ai confini del mondo e nella quale il tempo sembra essersi quasi fermato.

… si era sentita un’intrusa, come se assistesse a uno spettacolo che non riusciva a capire fino in fondo, come se la sua presenza fosse parte di un triangolo, un vertice che doveva esserci solo per non far perdere consistenza a quella che sarebbe stata una retta infinita, destinata al precipizio.

A misura d’uomo: una storia di provincia capace di parlare a molti

Roberto Camurri, dalle pagine del suo libro d’esordio, racconta infatti una storia come tante, con la quale è piuttosto facile e frequente trovare dei punti di connessione e lo fa dividendo il tutto in undici brevi capitoli, corrispondenti ad un preciso elemento naturale e non, insomma, una caratteristica geniale che potrebbe tranquillamente permettere al libro di essere suddiviso e letto in racconti indipendenti e autonomi tra loro.

A misura d'uomo

Roberto Camurri

E forse, è proprio questo il dettaglio che non mi ha permesso di apprezzare appieno A misura d’uomo – anche se devo ammettere che avevo aspettative davvero molto alte nei confronti del libro d’esordio di Roberto Camurri – sommato al fatto che possiedo una predilezione per le storie che procedono in modo lineare e soffro un po’ quando esse restano aperte, sospese e senza una sorta di finale e quindi, mi duole ammettere che mi sento soddisfatta solo a metà.

La scrittura di Roberto Camurri però mi è piaciuta molto perché parla di radici ed è ruvida, grezza e possiede un bel graffio e una buona dose di malinconia ed è inoltre capace di plasmare le pagine e i personaggi a proprio piacimento: dilatando o restringendo il tempo, aggiungendo o togliendo personaggi ed elementi, sviscerando tutto o semplicemente accennando a fatti ed eventi. Infine, una delle cose che ho apprezzato, nonostante tutto, è stata proprio la presenza di tanti campi e di tanta terra marrone della quale si riesce quasi ad avvertire l’odore: quella in cui poter affondare le mani, sulla quale far piombare i propri passi ma soprattutto sulla quale far ricadere le proprie lacrime.

A misura d’uomo, Roberto Camurri, NN Editore, 2018 pp.168.

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