#3 ARIZONA: Il cuore, il posto più esotico di tutti – Io, eccetera di Susan Sontag

di Manuela La Gamma

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Non avevo mai letto la Sontag prima d’ora: forse per questo il mio approccio con I, etcetera (in italiano Io, eccetera, edito da Mondadori nella traduzione di Stefania Bertola, piuttosto difficile da reperire) non è stato semplice.

Non si tratta di una semplice raccolta di racconti, ma di una sorta di quaderno di appunti, in cui il contenuto regna sovrano e rifiuta drasticamente di cedere ai dettami della forma, facendosi ingabbiare in strutture precostituite. Niente soggetti, quindi: i protagonisti delle storie non hanno nomi (a parte i protagonisti della seconda storia, Debriefing), e rifuggono da quei pronomi che potrebbero connotarne il genere.
Il primo racconto, Project for a trip to China è l’unico a presentare un’impronta marcatamente autobiografica: si tratta degli appunti che la Sontag butta giù in attesa di un viaggio in Cina alla riscoperta delle sue radici. Un viaggio che, in realtà, è già avvenuto più e più volte nella sua immaginazione di bambina, di ragazza, di donna: un viaggio alla ricerca del padre, Jack Rosenblatt, commerciante in pellame, morto di tubercolosi in Cina quando la Sontag ha appena cinque anni.
Gli appunti di viaggio della Sontag diventano occasione per riflettere sulla sottile linea rossa tra letteratura e conoscenza, partendo da una riflessione di Hannah Arendt, secondo la quale la letteratura è l’impazienza del conoscere:

To renounce literature, I would have to be really sure that I could know. A certainty that would crassly prove my ignorance.
Literature, then. Literature before and after, if need be. (…) The only solution: both to know and not to know. Literature and not literature, using the same verbal gestures.

(Per rinunciare alla letteratura, dovrei essere davvero sicura della mia capacità di conoscere. Una sicurezza che dimostrerebbe grossolanamente la mia ignoranza.
Allora, letteratura sia. Letteratura prima e dopo, se necessario. (…) L’unica soluzione: conoscere e non conocere al tempo stesso. Letteratura e non letteratura, usando la stessa gestualità verbale.)



La seconda storia, Debriefing, è una sorta di collage, una rappresentazione di New York delicata e spaventosa al tempo stesso: una città che non è una giungla nè la luna nè il Grand Hotel, ma una macchia cosmica dai contorni sfocati e poco definiti, un concentrato che sanguina, un’emorragia di energia. All’interno di questa città che è tutto e niente vive Julia, chiusa dentro il suo appartamento che non lascia quasi mai, nutrendosi a malapena, accarezzando l’idea di un suicidio che verrà tristemente portato a termine. Ma ci sono anche le vite parallele di Doris I, II e III e di Lyle, il cui precoce talento diventa presto una mania di distruzione.

Bandiera Arizona

Bandiera Arizona


I personaggi della Sontag si sentono a disagio nella loro pelle e vogliono fuggire da una vita che li castra e li fa sentire come animali in gabbia: è il caso del protagonista di The Dummy, che costruisce una sorta di alter ego per fargli ereditare la sua vita di businessman di successo, fatta di cene interminabili con moglie e figli e serate insipide davanti alla televisione; ma è anche il caso del traduttore (o traduttrice?) protagonista di Old Complaints Revisited, che vuole disperatamente smettere di essere parte di un culto non meglio specificato, ma ha paura e non ne trova il coraggio.
Quest’ultimo racconto vuole essere una metafora dell’appartenenza alla comunità ebraica (la Sontag cresce in una famiglia ebrea).

Non è facile aggirarsi tra i meandri di I, etcetera, che a volte prendono la forma degli appunti cronologicamente e logicamente disordinati di uno psichiatra che segue una coppia difficile che, accecata dall’amore e dall’incomprensione, finisce per mutilare il figlio Baby, a volte la forma di una sorta di rivisitazione de Il dottor Jekyll e Mr Hyde.

01 Aug 2006, Monument Valley, Navajo Tribal Park, Arizona, USA --- Monument Valley Navajo Tribal Park. --- Image by © Tony Savino/Corbis

01 Aug 2006, Monument Valley, Navajo Tribal Park, Arizona, USA — Monument Valley Navajo Tribal Park. — Image by © Tony Savino/Corbis


La raccolta si chiude con un altro taccuino di viaggio: quello di una coppia in giro per l’Europa nel tentativo di salvare il loro rapporto. I due – ancora una volta senza sesso, senza nome, senza volto – cercano di sfuggire a tutti i classici stereotipo del turista americano in Europa, solo per trovarsene prigionieri e sperimentare sulla loro pelle la difficoltà di scoprire e condividere la bellezza in quella giungla di visite guidate, souvenir e cartoline che è diventato il turismo moderno:

“If I go this fast, I won’t see anything. If I slow down –
Everything- then I won’t have seen everything before it disappears.
Everywhere – I haven’t been everywhere, but it’s on my list.”

(Se procedo così velocemente, non vedrò niente. Se rallento –
Tutto – allora non avrò visto tutto prima che scompaia.
Ovunque – non sono stato ovunque, ma è nella mia lista.)



Susan Sontag, I, etcetera, edizioni Picador. Le traduzioni delle citazioni sono di Manuela La Gamma.

Io, eccetera, Susan Sontag, Mondadori, 2001 pp.250. Traduzione Stefania Bertola.

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