Ricordami cosí di Bret Anthony Johnston ovvero quando una famiglia cerca di superare un dramma

ricordami-così-bret-anthony-johnston-librofiliaRicordami cosí è il primo romanzo di Bret Anthony Johnston – ex skater, poi scrittore di racconti considerato nell’ambiente letterario come la punta di diamante della “nuova generazione” ma soprattutto direttore del dipartimento di scrittura creativa di Harvard – definito come uno dei migliori libri dell’anno, stando almeno ai numerosi blurb riportati in copertina.
Di certo i presupposti e i chiacchiericci per fare di Ricordami cosí un buon romanzo ci sono tutti ma proseguiamo con ordine.

In Ricordami cosí c’è la misteriosa sparizione di Justin Campbell, un ragazzino di buona famiglia, vivace, brillante, amante dello studio e dello skate e che proprio a causa di questa sua passione e dell’irrefrenabile desiderio di provare nuovi trick e di misurarsi con i propri limiti, subirà uno squallido incidente che lo farà precipitare direttamente nella terra degli scomparsi e che cambierà per sempre la sua sorte e quella dei suoi familiari.
Inutile descrivere la paura, l’angoscia e lo sconforto della sua famiglia che dopo aver denunciato la scomparsa, inizia a setacciare la città in lungo e in largo alla ricerca di Justin o di un qualsiasi indizio o testimone in grado di condurla su qualche pista. Una qualsiasi.
E invece Justin Campbell, sembra non essere mai esistito nonostante vi siano fotografie che lo ritraggono e oggetti personali sparpagliati nella sua stanza, che è rimasta praticamente intatta e inviolata dal giorno della sua scomparsa.

Ora, in casi del genere, avvengono due diversi fenomeni che rappresentano un po’ le due diverse facce della medaglia perché se da un lato si costituiscono gruppi di volontari pronti a dare una mano alle autorità durante le ricerche – ma il cui entusiasmo finisce per arenarsi con il passare dei giorni, dei mesi, degli anni e con la mancanza di sviluppi significativi delle indagini – dall’altro vi è invece il proliferare di maniaci e di mitomani che si divertono a indicare false piste, sviando così le indagini.
In entrambi i casi però, le famiglie oltre a precipitare ancora di più nello sconforto e nella frustrazione, finiscono per sfaldarsi, frantumarsi o piegarsi al primo alito di vento. Specialmente i matrimoni.

E da quando Justin Campbell è sparito durante un tranquillo pomeriggio estivo nella cittadina immaginaria di Southport – nel Texas meridionale sempre così rigoroso e severo – di anni ne sono passati ben quattro e forse è normale che suo padre Eric cerchi conforto in una relazione extraconiugale o che sua madre Laura si dedichi a tempo pieno – e in modo ossessivo e totalizzante – al recupero di delfini spiaggiati in qualità di volontaria.
Entrambi lo fanno solo e soltanto per svuotare se stessi e la loro mente, per rimpicciolirsi, per far assorbire e per metabolizzare meglio il dolore. Quasi come fosse una dipendenza.

E quando i suoi pensieri si riadattavano alle forme della realtà, si sentiva svuotato, come sotto l’effetto di droghe, e affrontava le giornate brancolando malfermo come chi ha perso un braccio o una gamba in un incidente ma ne sente ancora il peso. Riconosceva l’assenza dell’arto mancante eppure sentiva ancora le arterie che si dilatavano, sentiva ancora il bruciore dei nervi.



E proprio mentre i Campbell sembrano la copia brutta e sbiadita della bella famigliola che erano un tempo, improvvisamente lo sceriffo convoca i due genitori per restituir loro qualcuno che nonostante i diciotto chilogrammi e i quindici centimetri in più, ricorda molto Justin Campbell.
L’assenza di Justin Campbell da casa oltre ad essere misteriosa, è stata lunga e dolorosa e ogni suo familiare ha calcolato il tempo trascorso a proprio modo: sua madre ad esempio, ha accumulato doni per lui per tutte le ricorrenze non festeggiate, suo padre invece ha lasciato nell’incuria più totale il giardino di casa mentre suo fratello Griffin:

Ho avuto diciannove skatebord durante la sua assenza. L’altra sera ci stavamo esercitando e ho visto che il suo è stravecchio. Non me n’ero accorto, ma da allora le forme sono cambiate tantissimo, e cosí mi sono a contare tutti gli skateboard che ho avuto nel frattempo. Sono diciannove.



E ora che Justin Campbell è finalmente ritornato a casa – quasi come se fosse risorto a nuova vita – la gioia dei suoi familiari è incontenibile esattamente come la curiosità di sapere cosa diavolo sia successo in questi quattro anni e dove si sia misteriosamente cacciato il ragazzo, peccato che la linea di demarcazione è così sottile e invalicabile poiché a tutti è chiaro sin da subito, che Justin Campbell non è più il ragazzino felice e spensierato di un tempo.
Eh già, perché oltre ad essere leggermente claudicante, Justin è realmente cambiato e tutti ora lo osservano, lo studiano e cercano di decodificare il suo comportamento ma nessuno dei suoi familiari può indagare o fargli domande poiché sarà lui ad aprirsi se e quando lo vorrà. O almeno questo è ciò che suggeriscono di fare gli esperti che seguono da vicino il caso e che offrono assistenza alla famiglia Campbell.

È come se prima fossimo tutti su una nave che stava affondando mentre ora siamo nelle scialuppe di salvataggio, ognuno sulla sua. E la corrente ci trasporta e ci allontana gli uni dagli altri. Ogni tanto, anche dopo giorni, mi capita di avvistare qualcuno, o sono loro che avvistano me, ma poi la corrente ci riporta verso l’orizzonte e scompariamo di nuovo.


Nonostante tutto, per i Campbell è giunto il momento di provare a sopravvivere anche a ciò che non è chiaro e che ancora non si conosce, chiudendo fuori il dolore e aspirando ad una sorta di normalità anche quando il male è immenso e le ferite sono evidenti perché questo è il solo modo che hanno per riconoscersi fra loro e per farsi riconoscere.

Si vedevano soltanto le ferite. Non si poteva ignorare come il loro corpo tradisse la sofferenza che avevano patito. Assomigliavano ai delfini, pensò Paul ingranando la marcia e uscendo dal parcheggio. In acqua si distinguono gli uni dagli altri solo per le cicatrici, i colpi dei motori fuori bordo o i tagli delle funi da pesca o i morsi degli squali. Gli sfregi sono le loro caratteristiche distintive.



Dunque, se è vero che l’esito positivo di alcuni casi di scomparsa dipende dalla collaborazione fra le persone, dal corretto sviluppo delle indagini ma soprattutto dai dettagli, – e il caso di Justin Campbell è ancora pieno di dettagli che devono essere scovati, vagliati e confrontati – una forza speciale è data anche dalle famiglie che non smettono mai di cercare e di sperare, anche quando il dolore è lancinante. Tutto questo perché bisogna farsi trovare pronti per quando arriverà il momento. Quale momento?
Quello in cui tutto il dolore generato dal caos, dall’ansia e dalla paura si trasformerà in bellezza e le persone saranno pronte a rimboccarsi le maniche e a ricominciare. Tutto daccapo. Tutti insieme.

Bret Anthony Johnston

Bret Anthony Johnston

Ricordami cosí è un libro che non può e che non deve passare inosservato perché dentro c’è cosi tanta roba e racconta uno spaccato familiare molto americano, molto realistico e pieno di dettagli e sfumature, soprattutto perché messo a dura prova da un grave trauma.
Ogni membro della famiglia Campbell – che Johnston chiama in causa e a cui decide di dar voce in capitolo – ha una sua importanza sia per il ruolo ricoperto, sia per il proprio personale apporto alla vicenda che viene così osservata da diverse angolature e con diversi gradi di coinvolgimento.

Quello di Bret Anthony Johnston in Ricordami cosí è infatti anche un tentativo di dimostrare quanto la famiglia sia importante e quanto i suoi drammi e i suoi fallimenti possono gravare su di un singolo membro di essa, quanto sulla società intera.

Ricordami cosí è un libro molto potente e doloroso del quale però ho più apprezzato la scrittura di Johnston, il linguaggio utilizzato e il modo in cui vengono tratteggiati i personaggi che forse la storia stessa, che a tratti appare fin troppo prevedibile e con un lieto fine preannunciato sin dalle prime pagine.
Probabilmente è colpa di Justin Campbell che sembra un po’ troppo ambiguo e che calibra e soffoca il suo dolore e le sue emozioni invece di farle esplodere come bolle di sapone che toccano terra.
O forse è colpa dei fatti narrati che in qualche modo rimangono sospesi, non detti e incapaci di scavare a fondo tanto nelle vicende quanto nei personaggi.
O forse è proprio cosi che questo libro dev’essere: accennato, misterioso e non del tutto risolutivo.
Esattamente come quando si perde una cosa e la si cerca a lungo, affannosamente e senza esito e poi inspiegabilmente la si ritrova là dove era sempre stata. E solitamente, una volta ritrovata, le si conferisce più valore.
O come la famiglia – poiché forse Johnston non concentra tanto la sua attenzione sul fatto occorso a Justin Campbell bensì su quella cosa solida e duratura che è appunto la famiglia – alla quale si finisce per dare più valore, esattamente nel momento in cui viene messa più a dura prova.
Di sicuro, di Bret Anthony Johnston sentiremo ancora tanto parlare.


Soundtrack:



Ricordami cosí, Bret Anthony Johnston, Einaudi, 2015 pp.459. Traduzione Federica Aceto.





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