Quaderno dei fari di Jazmina Barrera: il libro che avrei voluto fosse infinto

Sono nata e cresciuta – e tutt’ora vivo – a ridosso di una costa meravigliosa, che si affaccia su un golfo altrettanto ricco di meraviglie e questo posto ha una particolarità: il suo versante nord è delimitato da un faro e personalmente, ho sempre osservato e ammirato in lontananza il suo bagliore alternato che si scagliava nella notte, facendomi sognare ad occhi aperti e delimitando inconsapevolmente la mia geografia personale. Allo stesso tempo, però, quella luce mi ha fatto da guida, insegnandomi la costanza e instillandomi un profondo desiderio di libertà, capace persino di varcare quel confine e insegnandomi poi, ogni volta, la strada per tornare a casa.

Leggendo Quaderno dei fari di Jazmina Barrera non potevo, infatti, non pensare costantemente al mio di faro e contemporaneamente condividere con  l’autrice messicana, quell’esperienza di lettura e di scoperta dei fari ma soprattutto quella naturale attrazione verso l’acqua – elemento familiare, necessario e, purtroppo, spesso minaccioso per l’uomo – e verso quelle strutture, generalmente simili a delle torri, che spesso la sovrastano.

Forse è vero che mi piacciono i fari perché sono disorientata. Mi sento sempre alla deriva e per questo l’immagine del marinaio perso in alto mare mi sembra così angosciante.

pp. 61

La nascita dei primi fari, avvenuta già nell’antica Grecia, si deve proprio a quel bisogno collettivo di segnalare moli, zone o coste pericolose e sostituisce la rudimentale accensione di fuochi sui monti, nei luoghi isolati, affinché fossero visibili da tutti i naviganti e segnalassero una qualche presenza umana.

I fari erano illuminati prima con la legna, poi con il carbone e più avanti con la pece. In seguito arrivarono le lampade a petrolio e a gas, e quando si fu in grado di produrre l’energia elettrica, cominciarono a essere illuminati da lampadine. La luce emessa da queste ultime è amplificata dalle lenti di Fresnel: fantastiche teste vitree che sembrano mostri preistorici, capaci di portare la luce in mare a diverse miglia di distanza.

pp. 13

Successivamente, il loro essere costruiti in luoghi spesso remoti, inaccessibili o dimenticati da tutti, ha notevolmente alimentato e idealizzato quell’aura romantica di solitudine, di contemplazione, di raccoglimento e di meditazione che sono capaci di trasmettere e contemporaneamente, ha sublimato quella duplice funzione duale tra misantropia e aiuto concreto per le persone in mare.

Mi allontano nello spazio e vado in luoghi remoti. Mi allontano anche nel tempo, verso un passato che so di idealizzare, in cui la solitudine era più semplice. Mi discosto anche dai gusti del mio tempo perché oggi i fari sembrano figure romantiche e sublimi, due parole passate di moda.

pp. 17

Ed è cosi che i fari finiscono per diventare strutture belle, imponenti e poetiche da lontano mentre da vicino smettono di essere tali perché la loro promessa di speranza, di ricordo e di movimento è sempre direzione e mai punto di arrivo.

Non si può pensare il faro senza il mare. Perché sono un tutt’uno, ma anche opposti.

pp. 21

Jazmina Barrera attraverso Quaderno dei fari si muove in una propria geografia personale, per inseguire queste meravigliose strutture, dalle Coste del New England fino alla Cornovaglia – passando per la Spagna e la Francia – e facendosi accompagnare dalle pagine e dalle parole che grandi autori prima di lei, hanno ampiamente dedicato ai fari, da Omero a Walter Scott passando per Stevenson, Lawrence Durrell e ovviamente Virginia Woolf.

Il risultato finale è un libro difficile da classificare in quanto possiede elementi riconducibili al saggio ma anche al diario e al memoir e probabilmente, è proprio questa sua natura imbrigliabile a renderlo un libro ancora più grandioso e sorprendente.

Leggendo Quaderno dei fari di Jazmina Barrera ho letteralmente sognato ad occhi aperti e ho tracciato diversi similitudini tra i luoghi narrati e alcuni luoghi appartenenti alla geografia della mia memoria ma soprattutto, questo è un libro che avrei voluto non finisse mai perché dentro c’è così tanto fascino e tanta magia che avrei davvero voluto prolungare fino all’infinito e oltre.

Quaderno dei fari, Jazmina Barrera, La Nuova Frontiera, 2021 pp.127. Traduzione Federica Niola.

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