Il giardiniere di Jonathan Evison: un romanzo tra hipster e giardinaggio

jonathan evison

Tra le cose più belle e potenti che sanno e che possono fare i libri, sicuramente c’è la loro capacità di farci staccare la spina per qualche momento e di farci distogliere l’attenzione dalla realtà e dai suoi mille problemi, semplicemente per scaraventarci dentro una dimensione parallela e popolata da personaggi, più o meno, bizzarri.

Il giardiniere di Jonathan Evison è un libro che fa un po’ questo effetto soprattutto se lo si legge in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, contraddistinto da giornate così sospese e surreali, perché leggere della vita di Mike Muñoz così goffo, insicuro e pieno di dubbi su sé stesso e sul mondo, rimette un po’ le cose in pari e modifica per qualche istante le prospettive.

Jonathan Evison

Mike Muñoz ha ventitre anni, è figlio di una madre alcolizzata e schiacciata dai pesanti turni di lavoro e di un padre scappato di casa, vive con sua mamma e il fratello disabile nella riserva di Suquamish ma odia le sue origini messicane e ha tre grandi sogni nel cassetto: visitare Disneyland, diventare un maestro dell’arte topiaria e scrivere il Grande Romanzo Americano sul Giardinaggio.

Mike Muñoz lavora, infatti, come giardiniere e adora follemente il suo mestiere ma ha una vita piuttosto complessa e che trascorre nell’attesa di qualcosa che sembra non arrivare mai poiché tutte le volte che le cose sembrano prendere finalmente la giusta piega, tutto finisce inevitabilmente per precipitare ancora più a fondo, lasciandolo sempre più scosso a doversi reinventare ogni volta.

Eppure, quando Mike Muñoz non è impegnato a pulire i suoi amati giardini, a falciare l’erba, a dare forma ai cespugli o a cercare di dare un senso alla sua vita, trascorre il suo tempo a leggere i libri presi in prestito in biblioteca: l’unico posto nel quale si sente veramente protetto e al sicuro.

Mike Muñoz, detesta la falsità, l’ipocrisia, ama la lealtà e la sincerità e ha così tanta voglia di scoprire il mondo e sé stesso e proprio per questo, i libri rappresentano una vera e propria chiave per tentare di dare una risposta a tutti i dubbi e le domande che affollano la sua mente perché è proprio attraverso i libri che sceglie di leggere che cerca di ritrovare un po’ di sé e della sua vita.

Leggo almeno due libri alla settimana, a volte, anche quattro. È una questione di crescita personale. Io, il vecchio Mike Muñoz, voglio scoprire chi sono davvero per capire cosa fare di me stesso. Vorrei tanto essere un vincente. La cosa che desidero di più al mondo è aprire le mie proverbiali ali e spiccare il volo per lasciarmi alle spalle questa cazzo di vita, o anche solo per allontanarmi un po’.

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Ecco perché, nonostante Mike Muñoz è pienamente cosciente di essere un prodotto del suo ambiente, ha comunque così tanta voglia di elevarsi ma senza dimenticare da dove proviene perché oscilla perennemente tra la paura di fallire e la consapevolezza che, prima o poi, combinerà qualcosa di buono nella sua vita ed è proprio questa la motivazione che ogni giorno lo spinge a mettersi in moto, nonostante tutte le avversità.

Non mi sto giustificando, ma ormai sono convinto che noi siamo in gran parte il prodotto dell’ambiente in cui viviamo. Quindi non credo che ci sia da meravigliarsi se le aspettative nei confronti di Mike Muñoz siano sempre state molto basse. Ma badate bene: in quale modo, non so come, io riuscirò a cambiare le cose. Il vecchio Mike Muñoz ha tutta l’intenzione di andarsene per il mondo e prendersi quello che gli spetta.

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E così, Mike Muñoz impara, giorno dopo giorno, a stare al mondo e a prendersi le proprie responsabilità, ricevendo più calci in faccia che abbracci ma forse è proprio questo lo spirito giusto per affrontare la più grande sfida che potesse mai capitare ad un essere umano: la vita.

…al mondo c’erano persone che, a seconda, del momento, o non avevano coscienza o non avevano memoria. Certo, non mi sfuggiva il vantaggio di entrambe le posizioni. Per me erano due opzioni ripugnanti: sia non provare interesse che scegliere di non provarlo. Per come la vedevo io o eri una persona responsabile o non eri niente. Se non entrava in gioco la responsabilità, una persona poteva arrivare a fare qualunque cosa, lasciandosi alle spalle una scia di macerie.

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Jonathan Evision attraverso Il giardiniere ci regala un buon romanzo di formazione, nel quale il protagonista ricorda un po’ due personaggi che sono rimasti celebri nell’immaginario letterario di tantissimi lettori ovvero l’Holden di J.D. Salinger per la sfrontatezza, per l’ironia e per la caparbietà con la quale Mike Muñoz vive la sua vita e l’Arturo Bandini di John Fante, invece, per l’amore verso i libri e per l’ambizione letteraria che segretamente nutre.

Con Il giardiniere, Jonathan Evison sottolinea l’importanza delle biblioteche come centro di aggregazione culturale ma soprattutto come strumento capace di formare l’individuo attraverso i libri, allo stesso tempo però ci regala una storia che ruota attorno alla scoperta di sé stessi, della propria identità e della propria sessualità e che finisce per puntare il dito contro il grande sogno americano e le sue piccole e grandi illusioni.

Il giardiniere, Jonathan Evison, Sem Libri, 2020 pp.332. Traduzione Marta Salaroli.

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