Antonino Trizzino e il rapporto indissolubile tra scrittura e solitudine

antonino trizzino

Ci sono uomini che per amore della letteratura – e in particolare della scrittura – finiscono per combattere contro la vita ma prima di comprendere che quello è il loro ineluttabile destino, dovranno prima osservare e imparare dalla distruzione poiché è proprio nella catastrofe che risiede la grande promessa; che per esibirsi e rivelarsi ha bisogno di una fine: in questo caso non è da intendersi come una riconciliazione bensì come un vero e proprio evento irreversibile.

Il mondo, pur’essendo una sfera gigantesca, possiede numerose zone d’ombra ed è proprio in quei punti oscuri che vivono alcuni dei personaggi verso i quali Antonino Trizzino rivolge tutta la sua attenzione, portando in scena le loro vite – vissute sempre ad un passo dal baratro – ma soprattutto le loro solitudini, che a volte, possono donare momenti di piacevole euforia mentre per tutto il resto del tempo, finiscono per creare una vera e propria alienazione nei confronti della società, della realtà e finendo per alterare tutti quei fragili e sottili equilibri che ci permettono di stare al mondo.

Pochi autori sono riusciti a sparire con tanta precisione. Un’attenuazione della sofferenza attraverso un’attenuazione dell’uomo.

pp.89

Herman Melville, Philip K.Dick, Robert Walser e Gottfried Benn sono uomini che hanno avvertito sulla loro pelle tutta la potenza che comporta il semplice stare al mondo ma che non hanno mai viaggiato forse proprio per non andare incontro alla felicità e che, ad un certo punto delle loro vite, hanno avvertito l’esigenza e la necessità di circoscrivere tutta quella vitale energia, di isolarsi da tutto il resto e di sublimare la solitudine, correndo il rischio di rimanerne fatalmente intrappolati, per un solo unico e grande obiettivo: fallire nella vita e creare arte, perché a tutti loro non importa quello che succede al di fuori di loro stessi.

L’ aspettativa che viene dal pensiero è in molti casi più forte dell’evidenza dei sensi.

pp.49

Antonino Trizzino in questo suo saggio, affronta il rapporto indissolubile che lega destino e letteratura ma soprattutto di come quel desiderio di solitudine e di isolamento, più o meno volontario, ha finito per stimolare la creatività di questi grandi uomini, portandoli a decifrare dei messaggi misteriosi provenienti proprio dal loro stesso io e a produrre dei veri e propri capolavori, rimasti intatti nei secoli e apprezzati ancora oggi dai lettori di tutto il mondo.

E se è vero che nella letteratura le parole sono oggetti e gli oggetti possono diventare parole e pur vero che la scrittura, oltre ad essere un atto di coraggio, è un atto di immensa solitudine perché permette di migliorare il proprio sguardo clinico e di allargare i propri orizzonti e dopotutto, l’essere incompresi non è il peggiore dei mali anzi, spesso, è una vera e propria fortuna perché è proprio lì che si rivela il proprio lato più oscuro e profondo.

Il corpo umano parla; a volte, non parla. Quando è ferito, si chiude in un nucleo d’angoscia. Quando è sano, vive a un ritmo più articolato, addirittura si piace.

pp.91

La potenza e la grandezza della letteratura risiede proprio nella capacità di fare silenzio poiché la scrittura deve essere essenziale e paradossalmente inespressa e amare questa sua duplice condizione vuol dire rispettarla nel profondo e saperla osservare senza toccarla.

Essere soli è così importante che bisogna trovare sempre nuovi orizzonti alla propria solitudine…

pp.63

Con questo libro, Antonino Trizzino, evidenzia il grande valore del silenzio e dell’assenza di rumori di sottofondo così inutili e superflui e contemporaneamente sottolinea l’importanza di quel cono d’ombra ovvero di quella zona indeterminata che evoca tutto e il contrario di tutto; laddove anche il silenzio resiste alla luce esattamente come se fosse un corpo opaco che ne blocca il passaggio e di come tutte le grandi imprese, per essere compiute hanno bisogno del silenzio che sia la creazione di un’opera d’arte o semplicemente il vivere una vita perché nonostante tutto, ogni vita vale la pena di essere vissuta e possibilmente raccontata.

Il punto cieco. Benn, Walser, Melville, Dick, Lubitz. Letteratura e altri abissi, Antonino Trizzino, Jimenez, 2020 pp. 122.

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