Come muoversi tra la folla di Camille Bordas: un bel romanzo di formazione

camille bordas

Ci sono libri che leggi in un colpo ma che poi, una volta giunti alle ultime pagine, decidi di centellinarle anche se non ti aspetti nessun colpo di scena o nessuna particolare rivelazione poiché tutto è stato detto e tutto è stato compiuto.

Questo è un po’ quello che, personalmente, mi è successo leggendo Come muoversi tra la folla di Camille Bordas, autrice di origine francese ma trapiantata negli Stati Uniti, che porta in scena le vicende del giovane Isidore Mezal e dei suoi familiari che vivono in una piccola cittadina francese.

Camille Bordas

Isidore Mezal ha undici anni ed è l’ultimogenito di una famiglia numerosa, nella quale nessuno sembra accorgersi della sua esistenza, né i suoi fratelli e nemmeno i suoi genitori sempre intenti a lavorare o occupati nelle faccende domestiche.

I suoi fratelli sono, infatti, intelligentissimi e trascorrono tutto il loro tempo a leggere o a studiare e quelle poche volte che alzano il loro sguardo dai libri è solo per esprimere tutto il loro disappunto su qualcuno o su qualcosa. Ben presto, Isidore si accorge di non essere come loro: a scuola non eccelle nei voti, odia leggere i libri e lo annoiano i film e per questo motivo, si sente incompleto, insicuro e meno dotato dei suoi fratelli.

Amavo la mia famiglia, credo. Anche se era l’unica che conoscevo e non potevo fare paragoni, ero convinto che fossero persone perbene, rispettabili. Ma distratte. Perse nei loro pensieri. Non badavano agli altri al di fuori della nostra famiglia, e a volte nemmeno a me.

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Isidore Mezal è un ragazzino sensibile, gentile, empatico, capace di percepire il dolore altrui e possiede una spiccata intelligenza emotiva nel capire gli stati d’animo delle persone ma soprattutto presta molta attenzione ai dettagli, principalmente verso quelli apparentemente insignificanti.

Si piange solo se ci si aspetta qualcosa dalla vita e su rimane delusi.

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E mentre tutti i suoi fratelli sono concentrati sullo studio e sulle loro future carriere professionali, Isidore non ha la benché minima idea di ciò che farà da grande e preferisce mantenere un basso profilo anche quando appare appassionarsi al tedesco e diventare, eventualmente, un professore di lingua tedesca.

E comunque si sopravvaluta la personalità. È una parola che non uso mai seriamente. Secondo me è positivo essere convinti di non avere personalità e sbagliato cercare di crearsene una. Ecco perché la gente diventa falsa.

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Nella famiglia Mezal accade un fatto tragico e Isidore immagina che almeno questo evento possa scuotere le personalità tendenzialmente misantrope dei suoi familiari, salvo poi accorgersi che non è così e, per questo motivo, il ragazzino continua con i suoi tentativi di fuga che, puntualmente, non vanno mai a buon fine e dei quali nessuno dei suoi familiari si accorge.

Coraggio un cazzo. Non serve coraggio per vivere nel presente. Quello per cui ci vogliono davvero gli attributi è vivere ogni giorno come se ti aspettassero almeno dieci anni. Essere responsabili. Essere all’altezza. Be’, questo è il difficile. Questo richiede un po’ più di ponderazione e riflessione, un po’ più di forza.

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Per Isidore, stare con gli altri è difficile e per questo non ha molti amici eccetto Denise, una compagna di scuola depressa e anoressica, che ha una considerazione della vita piuttosto complicata ma con la quale riesce ad intrattenere delle conversazioni piuttosto profonde e dolorose che sembrano tutte convergere sul quesito: è meglio rimuginare o vivere?

Ho amato un sacco di persone, a che mi serve adesso che non ci sono più? Sai, quando muore qualcuno non è solo una persona che muore, muoiono anche tutti i legami che aveva con quelli che le sopravvivono. Sono recisi. Pendono nel cervello di chi rimane, e ti pesano, come un sapere inutile. Mi piacerebbe se potessi contare ancora per qualcuno, dopo la mia morte, capisci? Conterò per te?

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E così, mentre i fratelli di Isidore continuano a rifugiarsi nei libri, a sciorinare nozioni e a concentrarsi sul loro futuro, inconsapevolmente, lui diventa un vero e proprio punto di riferimento, capace di donare conforto e speranza a tutta la famiglia e da apparente outsider diventa, invece, il fulcro di ogni cosa perché lui, a differenza dei suoi familiari, affronta la vita.

Camille Bordas in Come muoversi tra la folla ci racconta, con ironia e dolcezza, un’ottima storia di formazione che non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori e che sottolinea come, spesso, la sensibilità e l’empatia siano due doti di gran lunga migliori all’intelligenza in quanto quest’ultima può essere allenata e migliorata ma con i primi due elementi non è possibile farlo.

Inoltre, Camille Bordas attraverso Come muoversi tra la folla ci ricorda di come la normalità potrebbe essere, ingiustamente, considerata e fraintesa come un fallimento dell’individuo mentre probabilmente è proprio quello il vero segreto per vivere degnamente la vita.

Come muoversi tra la folla, Camille Bordas, Sem Libri, 2020 pp. 301. Traduzione Giuseppe Costigliola.

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