#2 ALASKA: Velma Wallis e le Due donne che non si arrendono ma continuano a lottare

alaska-due-donne-velma-wallis-librofiliaVolendo proseguire il mio tour letterario per gli States attraverso i libri, confesso di aver trovato seria difficoltà nel rintracciare opere scritte da autori o autrici provenienti dall’Alaska poiché il territorio oltre ad essere freddo e impervio, presenta un numero esiguo di letterati e purtroppo una parte di quelli scovati non suscitavano il mio interesse o più semplicemente non erano tradotti in italiano.

Bandiera Alaska

Bandiera Alaska


Velma Wallis è una donna di mezza età dalle forme generose e dai lineamenti marcati che suggeriscono le sue ovvie discendenze atabasche legate alla tribù dei Gwich’in e di conseguenza il suo forte senso di appartenenza a questo popolo e alle loro tradizioni ma soprattutto alle loro storie, spesso tramandate di generazione in generazione sia per mantenere vivo il ricordo e sia per fare da monito alle nuove leve.


I Gwich’in erano una popolosa tribù dell’Alaska che occupava le pianure situate lungo il maestoso fiume chiamato Yukon e vivevano principalmente di caccia e di pesca e per tale motivo si spostavano frequentemente seguendo le migrazioni degli animali da cacciare e cercando in qualsiasi modo di sopravvivere al freddo e alla carestia di cibo.
Due donne Gwich'in

Due donne Gwich’in


La vicenda narrata in Due donne – l’opera prima di Velma Wallis, pubblicata nel 1993 – nasce appunto dalla necessità di trascrivere una storia che da sempre la madre dell’autrice atabasca usava raccontarle nei lunghi periodi in cui sostavano sulle sponde del fiume Yukon per raccogliere legna da bruciare durante il lungo e gelido inverno, nonostante inizialmente, il librò non trovò alcun editore disposto a pubblicarlo – se non attraverso una sorta di crowfounding iniziale – ma che ben presto si rivelò invece una vera e propria chicca che nel giro di poche settimane ribaltò i pronostici negativi.


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Due donne è infatti un libricino piccolissimo – poco più di cento pagine – che contiene al suo interno una storia emblematica ma soprattutto carica di sentimento e significato che catturerà facilmente la curiosità, l’interesse e l’empatia del lettore che si ritroverà a percorrere – in compagnia dell’intera tribù – in lungo e in largo quella terra dove il sole in estate splende giorno e notte, per poi sparire d’inverno immobilizzando il tutto sotto una spessa coltre di buio, neve e gelo.

Ed è proprio durante una di queste lunghe, interminabili ed infruttuose peregrinazioni alla ricerca di cibo che si svolge la vicenda narrata in Due donne, che proprio a causa della mancanza di cibo, della stanchezza fisica e mentale e delle rigide condizioni climatiche, vengono abbandonate – seppur a malincuore – dal resto del gruppo che ormai le ritiene solo un fastidioso impiccio di cui disfarsi al più presto.

In tutti quegli anni in cui le donne erano rimaste in quel gruppo, il capo era arrivato a provare affetto per loro; ora, egli voleva andarsene il più in fretta possibile, in modo che esse non potessero guardarlo e farlo sentire peggio di quanto mai si fosse sentito in vita sua.



E cosi, all’improvviso le due anziane e acciaccate donne, vedono infrangersi dinanzi ai loro occhi il patto di fiducia che da sempre caratterizzava la loro tribù e dopo un primo momento di assoluta incredulità e di sconforto, iniziano a farsi coraggio a vicenda visto che la debolezza non è un elemento che contraddistingue il popolo atabasco:

…a modo loro ci hanno condannato a morire! Pensano che siamo troppo vecchie e inutili! Ma dimenticano che anche noi ci siamo guadagnate il diritto di vivere! E così, amica mia, io dico che, se dobbiamo morire, è meglio che moriamo lottando, e non standocene qui sedute.



e inizia così il loro viaggio in mezzo a tremende difficoltà e grandi sofferenze attraverso le quali impareranno – nonostante la veneranda età – a conoscere meglio e a fidarsi di loro stesse, a superare i loro limiti, a rispolverare attività e doti che avevano ormai messo da parte da tempo ma soprattutto impareranno a comprendere, a perdonare e a mostrarsi generose con gli altri.

«Ogni passo che facciamo ci porta più vicine alla nostra destinazione. Anch’io oggi non mi sento bene, ma la mia mente è più forte del mio corpo, e vuole che noi ci muoviamo, invece di stare qui a riposare…



Ed è proprio grazie alla caparbietà e alla forza di resistenza che le due donne riusciranno a sopravvivere giorno dopo giorno: cacciando, pescando, accumulando legna e provviste per l’inverno, costruendo accampamenti e giacigli notturni per difendersi dal gelo,dai predatori o più semplicemente dai membri delle altre tribù, compresa la loro:

…le due donne sapevano che il loro viaggio non era finito e che la loro lotta per la sopravvivenza non sarebbe certo diventata più facile. Con l’età si erano ammorbidite, ma sapevano che bisognava pagare un alto prezzo di fatiche prima che la terra concedesse qualcosa.



e la lezione di vita che daranno al resto del gruppo quando inaspettatamente si rincontreranno – con reciproco stupore e con un senso di gioia seppur ben celato – è così bella e forte che trascriverla ora, risulterebbe superfluo, banale e un tantino melenso.

…se loro intendono comportarsi davvero come dicono, noi rimarremo sempre per loro un esempio nei tempi difficili.



Due donne è un libricino che non ti aspetti poiché lo si potrebbe definire remoto – dagli inizi del ‘900, gli Atabaski hanno diminuito i loro spostamenti, preferendo la stabilità presso villaggi e accampamenti permanenti – e lontano tanto quanto la posizione geografica delle terra che ospita questa storia: la fredda e gelida Alaska, eppure dentro questo libro di Velma Wallis c’è una strana magia e un calore – nonostante gli algidi scenari e le rigide condizioni climatiche descritte – che restituisce alle persone anziane il giusto rispetto e la giusta dose di dignità ma soprattutto che permette di provare un’immediata affinità con queste due donne anziane ma arzille che ci ricordano cosa sia realmente la vita e come affrontarla, specie nei casi di difficoltà.


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E se è vero che la vita offre quotidianamente cento ragioni per morire, noi diamogliene comunque sempre centouno ragioni per continuare a vivere e dall’Alaska al Grande Deserto Sabbioso australiano, passando per Capo Horn fino al Mar Baltico, vale sempre e comunque la stessa regola, da sempre. Per sempre.


Due donne, Velma Wallis, Guanda, 1994 pp. 121. Traduzione Dolores Musso.


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