Vincoli. Alle origini di Holt: il libro d’esordio di Kent Haruf

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Kent Haruf

Se è vero che la provincia possiede un suo codice identificativo e di appartenenza, possiamo dunque ammettere che Kent Haruf ne è uno dei maggiori cantori, specialmente della provincia rurale americana, poiché quel codice lo ha ben identificato e lo ha magistralmente riportato nei suoi libri che finora – eccezione fatta per Le nostre anime di notte – ho sempre apprezzato e consigliato ben volentieri.

Vincoli. Alle origini di Holt è il libro d’esordio di Kent Haruf – pubblicato per la prima volta nel 1984 – pronto a diventare, sin da ora, una delle mie migliori letture dell’anno in corso e appare davvero sorprendente come un libro d’esordio, che dovrebbe essere naturalmente acerbo, sia dal punto di vista stilistico che letterario, sia invece scritto così meravigliosamente bene e di come appassioni il lettore sin dalla prima pagina.

Kent Haruf, attraverso Vincoli. Alle origini di Holt, inizia a tracciare l’immaginario, le atmosfere e i personaggi di questa piccola grande comunità situata nel Colorado, che caratterizzerà buona parte della sua narrativa e che rappresenterà il fulcro delle sue storie ma soprattutto, questo è un libro ricco di dialoghi, di descrizioni, di situazioni e di sentimenti.

Vincoli. Alle origini di Holt: trama

Quella narrata in Vincoli. Alle origini di Holt è la storia dei coniugi Goodnough, che nel 1906 lasciano l’Iowa e grazie al provvedimento legislativo emanato da Abraham Lincoln e denominato Homestead Act, prendono possesso di 160 acri di terra in Colorado e iniziano la loro epopea, mettendo al mondo anche due figli: Edith e Lyman Goodnough e proprio ora che la povera Edith si trova in difficoltà e intricata in un brutto impiccio, è il suo vicino di casa Sanders Roscoe a sviscerare la sua storia a noi lettori invece di raccontarla a quel cronista impiccione giunto da tanto lontano perché, dopotutto, la storia di Edith Goodnough è in qualche modo anche la storia di Sanders Roscoe.


Con pazienza e gentilezza e, certo, anche con amore. Ma questo avresti dovuto vederlo con i tuoi occhi. Io non so come descriverlo. 


Kent Haruf ci racconta così la storia di una famiglia apparentemente come tante che, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, nonostante le masse avessero già finito da un pezzo di spostarsi in carovana, decide comunque di migrare da uno stato all’altro, alla ricerca di un futuro migliore e lasciandosi alle spalle quel puzzo di povertà e di miseria.

Kent Haruf
Kent Haruf

Allo stesso tempo però, quella narrata in Vincoli. Alle origini di Holt è anche una storia fatta di duro lavoro, di privazioni, di sudore e di sacrificio ma soprattutto è una storia di radici, di legami o per meglio dire di vincoli familiari e territoriali, gli stessi che legano e che uniscono indissolubilmente le persone e il territorio e che possono contemporaneamente rappresentare croce e delizia per l’individuo.

Ma verso la fine, mi ricordo di aver detto una cosa ingenua e sciocca come: Ma non è giusto.
E lui mi rispose; Certo che non è giusto. La vita non lo è. E tutti i nostri pensieri su come dovrebbe essere non servono a un cavolo, a quanto pare. Tanto vale che tu lo sappia subito.

E così, Kent Haruf, grazie alla sua scrittura delicata, sensibile e amorevole, racconta una storia di rara bellezza e che non cerca necessariamente il lieto fine, i brillanti colpi di scena o particolari astuzie nella trama bensì si limita a raccontare con sincerità e con passione una storia che potrebbe essere la storia di chiunque perché è plasmata della stessa materia di cui è fatta la realtà ovvero la vita vera, con le sue salite e le sue discese.


Vincoli. Alle origini di Holt
, Kent Haruf, NN Editore, 2018 pp. 260. Traduzione Fabio Cremonesi.

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