Uno su infinito: il nuovo libro di Cristò tra concetti di infinito e probabilità

Ogni volta che esce qualcosa di nuovo scritto da Cristò, per me, ha sempre un po’ il sapore di un evento atteso perché credo che lui sia una delle penne più interessanti del panorama editoriale italiano contemporaneo e soprattutto sono certa che ne sentiremo parlare sempre di più.

Avevo già avuto modo di apprezzare e di consigliare i suoi lavori precedenti e ora, ritrovarmi a leggere questo racconto breve appena ripubblicato da Terrarossa Edizioni, equivale ad una piacevole conferma, qualora fosse necessario averne quando si tratta di Cristò.

Uno su infinito è un libricino piccino che si legge in meno di un’ora e nonostante il numero esiguo di pagine – sono circa 80 -, come sempre apre diversi immaginari poiché la bellezza della scrittura di Cristò consiste, a mio avviso, proprio in questo: scrivere di cose semplici, contemporanee ma farlo attraverso una scrittura che ricorda un po’ i classici del Novecento ma senza avere mai la necessità di ricorrere a particolari trovate barocche o ad arzigogoli linguisti e narrativi.

La voce narrante di Uno su infinito è Tancredi, un medico di base che riceve un testo nel quale viene informato della presenza di un filmato, contenente alcune interviste con numerosi retroscena, raccolte a proposito del celebre programma That’s (im)possibile, che ha rappresentato un pezzo di storia della televisione e viene interpellato, in quanto medico di fiducia della famiglia di Bruno Marinetti, l’ideatore del celebre programma.  E visto il notevole successo del programma, Tancredi decide di rendere pubblico il documento affinché tutti possano rendersi conto di chi e che cosa lo ha generato e reso celebre.

That’s (im)possibile era un programma televisivo di un’ora, costruito intorno ad una lotteria in cui era praticamente impossibile vincere poiché le probabilità di vittoria erano pari a zero e nessuno conosceva il modo in cui questo numero – spesso chilometrico – veniva settimanalmente estratto e proprio mentre il montepremi diventava sempre più alto e mentre l’opinione pubblica lo criticava e si rendeva conto che il programma era palesemente truccato, la sua popolarità cresceva a dismisura.

Non è facile entrare nel tecnico, o nel filosofico se preferite, ma a oggi nessun essere umano conosce un meccanismo che permetta di estrarre un numero intero qualsiasi in modo equiprobabile.

L’ infinito è infinito.

pp.29

E così, Bruno Marinetti, osserva le persone giocare ad una lotteria che sanno impossibile vincere – esattamente come suo padre Enrico Marinetti urlava in piazza, con un microfono tra le mani, ad un pubblico infiammato di bandiere rosse e mani pronte ad applaudire – e viene addirittura interpellato dal Ministro del Tesoro affinché una parte della lotteria possa andare a finire nelle casse dello Stato anche se il meccanismo di estrazione non è assolutamente trasparente.

E così That’s (im)possibile, diventa un vero e proprio caso di studio, che arriva a conquistare persino le televisioni estere, che iniziano a trasmettere il programma e a far aumentare gli introiti, che forse solo Bruno Marinetti si aspettava di ottenere e senza doversi necessariamente sentire sporco o in colpa per ciò che ha creato.

Le cose impossibili accadono continuamente. Per questo giocavo a That’s. Per questo ci giocavano tutti.

pp.35

Ma forse per Bruno Marinetti, That’s (im)possibile, è molto più che una semplice lotteria perché probabilmente rappresenta una sorta di vendetta privata e personale nei confronti della propria nazione e dei propri simili, ideata proprio da lui che ha sempre sentito suo padre invocare la rivoluzione e la giustizia sociale.

E così, mentre scopriamo quanto Bruno Marinetti si sia interrogato sul concetto di infinito, arrivando a comprendere come esso sommato alle probabilità, scaturiscano in vere e proprie questioni filosofiche, scopriamo anche dell’esistenza di quella tanto amata sorella che nonostante non avesse voce per parlare e nonostante i gravi problemi di salute, aveva probabilmente compreso prima di tutti quell’infinito.

Concetti come tempo, assoluto, infinito, hanno una particolare caratteristica: generalmente riusciamo a comprenderli, concepirli, sappiamo bene che significato abbiano quelle parole, ma non riusciamo a spiegarne la vera essenza: parlare del tempo, dell’assoluto, dell’infinto è sempre un parlare relativo, imperfetto.

pp.44

Man mano che cresce la popolarità e il successo del programma, finiamo per renderci conto che per Bruno Marinetti, la vera essenza dell’infinito corrisponde all’equiprobabilità di tutte le altre cose e che tutto ciò che spinge gli uomini a giocare irrazionalmente è dettato dal pensiero razionale e dalla necessità umana di voler capire ad ogni costo, arrivando così a generare un vero e proprio paradosso che sta alla base di questo piccolo ma arguto libricino di Cristò, giunto alla sua terza ripubblicazione con tre diversi editori.

In questo libro, Cristò è stato davvero molto bravo a creare un qualcosa di molto verosimile alla realtà e che finisce per far interrogare qualsiasi lettore: scommetto che ognuno di noi, almeno una volta nella vita ha acquistato un gratta e vinci in tabaccheria o ha giocato scommesso qualche numero al Lotto ma soprattutto, è stato in grado di rendere in qualche modo attuale la storia, per dinamiche traverse, individuando nella sorella di Bruno Marinetti una sorta di “paziente zero” che inevitabilmente ci ricorda di ben altro, smorzando così i toni e regalando una nota di leggerezza.

Allo stesso tempo, Cristò attraverso il suo Uno su infinito, si interroga su concetti molto più complessi come l’infinito, l’assoluto, il tempo e la probabilità e lo fa solo come un grande narratore sarebbe capace di fare: semplificandolo per quanto è possibile affinché possa essere compreso da tutti e spingendo il lettore alla riflessione.

Uno su infinito (racconto orale), Cristò, Terrarossa Edizioni, 2021 pp.79.

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