Richard Yates #4: Una buona scuola (1978)

richard-yates-una-buona-scuola-librofiliaDici la parola scuola mentre la stai frequentando e tocchi un tasto infelice che spesso equivale ad un vero e proprio supplizio fatto da odiose giornate da trascorrerci dentro – magari mentre fuori c’è un sole che spacca le pietre – professori e compagni di classe più o meno simpatici, ore da trascorrere sui libri – sottratte ovviamente allo svago – per prepararsi a compiti in classe e interrogazioni.

Dici la parola scuola da adulto – quando ormai hai completato gli studi da un bel pezzo – e la rivaluti con un misto di nostalgia e di tenerezza, per tutto quello che è stato e che ha rappresentato, soprattutto alla luce della condizione attuale, fatta spesso di sacrifici, amarezze, disillusioni e sogni infranti.

Ecco perché appena ho iniziato a leggere Una buona scuola di Richard Yates, pubblicato per la prima volta nel 1978, sono stata assalita da una strana nostalgia per quei miei anni d’oro.

Sappiamo che la scuola, bella o brutta, buona o cattiva che sia, forma e caratterizza buona parte della nostra esistenza, rendendoci persone migliori o peggiori a seconda dei casi e delle varie influenze.

Esattamente come accade dentro la Dorset Academy, un imborghesito, conformista e apparentemente perfetto collegio maschile del New England, dove William Grove – il protagonista goffo e sensibile di Una buona scuola, nonché alter ego dello stesso Richard Yates – supera il periodo peggiore della sua adolescenza e diventa uomo, fra momenti drammatici, prime scoperte sessuali, scherzi camerateschi e complessi di varia natura.

…nella bellezza stessa del luogo c’era qualcosa di artificioso e addirittura lezioso: era un collegio come avrebbero potuto idearlo negli studi della Walt Disney. E c’era un’altra cosa che ci misi tantissimo a capire, anche se immagino che avrei potuto indovinarla dal tono di voce dell’invitata al matrimonio di Jane: la Dorset Academy aveva fama di accettare ragazzi che, per un sacco di motivi, nessun’altra scuola voleva prendere in considerazione.



Ben presto, la Dorset Academy si rivela infatti un microcosmo popolato da tanti ragazzi diversissimi fra di loro ma soprattutto smosso da illusioni e apparenze – tanto fra i ragazzi quanto fra i professori – nel quale Richard Yates si diverte ad allargare e ampliare la propria visuale, restituendo un quadro generale piuttosto variegato, dove per ovvie ragioni i bulli non riescono a convivere con i ragazzini più deboli.

…rimase per ore da solo nel buio, sdraiato sul letto, chiedendosi come avrebbe fatto a vivere per il resto dei suoi giorni.



Alla Dorset Academy, tutti ma proprio tutti quanti – compreso William Grove – cercano di avere fiducia nel futuro, nonostante l’incombere della guerra:

Tutto quello che poteva fare lui – e chiunque altro – era sperare che il futuro portasse sviluppi e cambiamenti e miglioramenti.



e poi chi può, cerca di dedicarsi attivamente ad attività parascolastiche nella speranza di ingannare il tempo e con la convinzione che tutto il lavoro e il sacrificio richiesto serva a fare bella figura sul curriculum, o almeno è cosi che la pensa il nostro William Grove.

Essere un membro della redazione poteva far bella figura sul curriculum di studi, e anche sull’annuario della scuola, ma sembrava che compensasse a malapena tutto il lavoro che richiedeva.


Ciò che pero affascina maggiormente in Una buona scuola – oltre alla scrittura precisa, cristallina e realista di Richard Yates – è che si tratta in realtà di un romanzo corale dove alunni e professori entrano ed escono di scena a proprio piacimento e dove la scuola si dimostra regolata da ferree logiche interne che finiscono per intrecciare le storie personali di ogni singolo alunno a quelle di un’America appena entrata in guerra e assetata di giovani leve da chiamare alle armi.

Una buona scuola mi è piaciuto moltissimo, soprattutto sul finale, – anche se in tanti affermano che questo è il romanzo più fiacco di Richard Yates – perché tratta in modo impeccabile il mondo dell’adolescenza e quel suo sottilissimo filo che la separa dal mondo adulto, regalando al libro un tono nostalgico, malinconico ma dannatamente sincero e autentico.


Una buona scuola, Richard Yates, Minimum Fax, 2009 pp.235. Traduzione Andreina Lombardi Bom.


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