Richard Brautigan e L’aborto. Una storia romantica: ironia e delicatezza

richard brautigan

A San Francisco – precisamente all’indirizzo 3150 Sacramento Street – esiste una strana biblioteca dove la gente va a depositare i propri manoscritti inediti, rifiutati o che non verranno mai pubblicati e, di conseguenza, mai letti da nessuno eppure l’uomo incaricato ad accogliere gli autori, che a qualsiasi ora del giorno e della notte accorrono a depositare i loro scritti, e a custodire in maniera maniacale i volumi, svolge questo compito con estrema cura e attenzione, facendo compilare loro, in maniera scrupolosa, un modulo di catalogazione e facendo addirittura scegliere il posto dove deporre il proprio libro.

Questa è una bellissima biblioteca, molto fornita, molto americana, e l’ora perfetta. È mezzanotte. La biblioteca dorme profondamente. Come un bimbo che sogna, la porto dentro l’oscurità di queste pagine. Adesso la biblioteca è chiusa, ma io non devo tornare a casa, perché questa è la mia casa, da anni. Del resto, devo stare sempre qui. Rientra nelle mie mansioni. Non vorrei darmi il tono di un piccolo burocrate, mi spaventa solo l’idea che possa venire qualcuno e non trovarmi.

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Questo strambo lavoro sembra procedere normalmente, a tal punto che l’uomo non esce dalla biblioteca da circa tre anni, fin quando però bussa alla porta la bellissima e sensualissima Vida – che ha un rapporto molto conflittuale con il suo splendido corpo, capace di mandare in visibilio qualsiasi uomo – per depositare il libro che ha scritto proprio su quel corpo e sulla difficoltà di accettare la propria bellezza fisica e tutto quello che suscita negli altri e così, inaspettatamente, tra i due scoppia l’amore.

Oltre al viso incredibilmente delicato, bellissimo, ai lunghi capelli neri che le ricadevano sulle spalle, come un balenìo di pipistrelli, c’era in lei qualcosa di molto insolito, ma non riuscivo a capire cosa, poiché il suo volto sembrava un labirinto fatto apposta per sviarmi, momentaneamente, da qualcosa che mi turbava molto.

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Ben presto, però, Vida scopre di essere incinta ma nessuno dei due si sente ancora in grado di portare avanti quella gravidanza e di provare a vestire i panni del genitore e proprio per questo motivo, grazie all’intervento di un amico e collega fidato dello strambo bibliotecario protagonista del libro di Richard Brautigan, partono alla volta di Tijuana, in Messico, per procedere con l’interruzione di questa gravidanza inaspettata e indesiderata.

Se ti fai incastrare dalle fisse degli altri, tutto il mondo diventa un patibolo, per te.

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Questo libro di Richard Brautigan, pubblicato per la prima volta nel 1971, conferma ancora una volta la genialità  e la fantasia di uno dei padri principali della controcultura americana – che avevo già particolarmente apprezzato in American Dust – che, nonostante in questo libro affronta un tema crudo, delicato e suscita innumerevoli riflessioni come l’aborto, non disegna di ricorrere al romanticismo – fortunatamente mai melenso e banale – e ad una sorta di vena poetica per raccontare questa storia di triplice amore: quello verso la bellissima Vida, quello verso i libri e quello verso i propri ideali.

Richard Brautigan

Richard Brautigan attraverso L’aborto. Una storia romantica ci racconta, infatti, di quell’amore forte, sicuro, che non soffoca l’altro e che è capace di superare tutto e tutti, insomma, una storia d’amore ironica e delicata che vive di linfa propria e senza particolari aspettative.

La scrittura di Richard Brautigan anche questa volta è semplice, pulita, ingenua e profonda esattamente come lo sono tutti i suoi libri, che una volta terminati, lasciano addosso quella sensazione di non aver afferrato tutto e che ci sia sempre qualche altro messaggio criptato dietro e l’altra particolarità di questo libro, oltre alla sua intrinseca bellezza, consiste nel fatto che lo stesso Richard Brautigan fa un cameo all’interno delle pagine e che in qualche modo lo rende ancora più speciale.

L’aborto. Una storia romantica, Richard Brautigan, Isbn, 2012 pp. 177. Traduzione Pier Francesco Paolini.

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