John Fante e l’importanza di chiamarsi Arturo Bandini

john_fante_librofiliaQuando si parla dello scrittore americano John Fante non si può non associarlo al suo alter-ego Arturo Bandini, protagonista indiscusso di ben quattro romanzi pubblicati fra il 1933 e il 1982 che vanno a comporre la famosa quadrilogia de “il ciclo Bandini”.

Quando Arturo Bandini comparì per la prima volta fra le pagine dei manoscritti di John Fante, nessuno avrebbe scommesso nemmeno un centesimo di dollaro sul suo successo.

Critici ed editori infatti continuavano scetticamente a domandarsi dove volesse arrivare quello scrittore italo-americano squattrinato e insolente, con quel suo personaggio alquanto bizzarro e disadattato e proprio per questo motivo ogni sua proposta letteraria veniva puntualmente rifiutata, spesso ancor prima di essere attentamente valutata.

Solo in pochi però si erano accorti che John Fante, incurante dei rifiuti e delle critiche negative, continuava a scrivere come un forsennato e ad investire molto su quella sua strana creatura che aveva plasmato proprio a sua immagine e somiglianza, studiandone il comportamento, le movenze, l’andatura e scegliendone accuratamente perfino il nome che secondo ben tre ipotesi diverse potrebbe provenire da una nota marca di fertilizzante; da un anagramma fra le parole autore e il cognome Bannig (amico scrittore dello stesso Fante nonché compagno di vagabondaggi) o più semplicemente da un noto rivoluzionario della California meridionale.

Una cosa appare comunque certa, qualunque sia l’origine del suo nome John Fante puntò tutto sul personaggio di Arturo Bandini perché aveva compreso che Arturo Bandini era il suo asso nella manica e la sua grande occasione, per fortuna la sua intuizione nel tempo gli diede ragione e fortuna.

H.L. Mencken

H.L. Mencken

Per John Fante e per il suo Arturo Bandini la grande occasione giunse dal lontano Maryland, precisamente dalla città fredda e piovosa di Baltimora, da un importante intellettuale che di nome faceva H.L. Mencken che sotto quella coltre polverosa di fame atavica e di miseria che da sempre perseguitava Fante, ne scorse l’ innegabile talento e cosi in poco tempo Mencken divenne per Fante, oltre che il suo scopritore, il suo mentore, il suo consigliere ma soprattutto a detta dello stesso John Fante: il suo Salvatore.

I due infatti, pur non conoscendosi mai di persona, strinsero un fitto rapporto epistolare raccolto nello splendido ed ormai introvabile volume Sto sulla riva dell’acqua e sogno. Lettere a Mencken 1930-1952,  dal quale fuoriesce la vena più intima di John Fante, i suoi dubbi, le sue paure, i suoi successi e le sue delusioni più cocenti e puntualmente Mencken, dopo averlo consolato a dovere esattamente come farebbe un padre o un fratello maggiore, gli intimava di continuare necessariamente a scrivere e possibilmente di farlo concentrandosi sempre e soltanto sulla figura di Arturo Bandini poiché era più che certo di un possibile successo.

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Arturo Bandini infatti rappresenta per John Fante la massima espressione della sua stessa condizione, entrambi poveri ed affamati, disillusi, apparentemente arroganti, presuntuosi e disadattati ma in realtà fragili e impauriti e con un unico grande sogno nel cassetto: diventare grandi scrittori.

Non a caso le due vite sembrano invertirsi fra di loro come dentro un gioco avvincente, confusionario e senza fine, e se a volte le due figure sembrano allontanarsi e prendere le distanze fra loro, sappiate che è solo un abbaglio poiché essi viaggiano più uniti che mai come a voler inscenare una danza ubriaca e senza senso.

Eh già, perché se Arturo Bandini dimostra di aver perennemente i piedi ad una spanna dal suolo, John Fante invece li tiene ben saldi al terreno perché ha fame di cibo, gloria e successo e non può certamente permettersi un ennesimo fallimento e Arturo Bandini rappresenta per lui la vera chiave del suo futuro e possibile successo.

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John Fante e Arturo Bandini sono unici nel loro genere poiché respirano lo stesso ossigeno rarefatto che sa di sangue, lacrime e polvere e come magicamente accade in tutte le più belle storie d’amore: i due corpi si fondono completamente fra di loro poiché l’uno non può più assolutamente fare a meno dell’altro e al lettore più attento, le loro vite appaiono legate da una corda tesa, sulla quale corre ad occhi bendati proprio -come un funambolo coraggioso e arrogante- la maestria assoluta di questo grandissimo autore immortale che proprio come il buon vino migliora nel tempo, lasciando come traccia indelebile la bellezza di una scrittura inarrivabile e maestosa che si contrappone perfettamente alla moderna vacuità letteraria.

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4 thoughts on “John Fante e l’importanza di chiamarsi Arturo Bandini

  1. Cara Chiara, mi chiamo Roberto e sono di origine calabrese. Sono approdato per caso nel tuo sito una stanca sera dove il sonno si fa pressante e combatte con la voglia di star sveglio.
    Premetto che non sono un esperto di letteratura ma tra le mie letture gli americani li sento molto affini, sarà perchè mio nonno è emigrato tre volte in America o perchè magari forse ha urtato la spalla di Heminguey quando era sul fronte di guerra italiano?
    Ovviamente scherzo ma ci sono stili di scrittura che ci arrivano prima degli altri e quella americana per me lo è sempre stata.
    Sono molti anni che non coltivo più questa passione eppure la lettura è l’attività individuale più affascinante ed economica, una biblioteca pubblica è alla portata di tutti.
    Mi sto un pò perdendo ma quello che volevo soprattutto dirti è che mi complimento con la tua preparazione nonostante l’età, io ne ho molti di più e potrei tranquillamente essere tuo padre ma fa veramente piacere vedere una ragazza giovane così appassionata e preparata. Brava paesana!

    • Ciao Roberto, le tue parole mi commuovono soprattutto perché vengono da un mio conterraneo e riuscire a sapere che la mia passione per i libi e per la lettura è giunta a qualcuno non può che farmi felice e rendermi orgogliosa.
      Amo da sempre la letteratura americana e John Fante è il mio idolo assoluto, credo che nulla sia lontanamente paragonabile a tutto ciò che la letteratura americana riesce a trasmettere…
      Infinitamente grazie per le belle parole e torna pure a trovarmi quando vuoi…

  2. Mi chiamo Giuliana Vercesi e ho 76 anni. Sono una ex maestra. Ho sempre amato leggere e anche scrivere, qualche racconto mi è stato pubblicato.
    Qualche mese fa ho scoperto Fante, per caso. Il libro è ” Aspetta primavera, bandini!” In un primo momento sono rimasta sconcertata ma poi…Poi ho capito che Arturo Bandini è un personaggio universale, lo adoro,devo ancora leggere qualcosa di Fante ma intanto leggo e rileggo di Arturo. Quando poi ho saputo che i libri sono stati scritti intorno agli anni 40, sono rimasta basita.
    Arturo mi riconcilia con la letteratura moderna. Giuliana

    • cIao Giuliana, il tuo commento mi ha emozionata perché in poche parole sei riuscita a trasmettere un messaggio importante ovvero che i libri non hanno età e soprattutto hai dimostrato una duplice passione ovvero quella per la letteratura in generale e quella per Fante e nello specifico per il suo alter-ego Arturo Bandini, entrambi personaggi non semplici di amare e da apprezzare.
      Devo ammettere che anche per me Fante è stato amore a prima vista e di conseguenza di consiglio di leggere tutta la quadrilogia di Bandini e di passare successivamente al resto delle opere di Fante, in special modo ai racconti che sono davvero delle piccole grandi perle.
      Io semplicemente lo adoro.
      Grazie mille per la tua preziosa testimonianza. 😉

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