Cristina Brondoni ci conduce direttamente Dietro la scena del crimine e non solo

dietro-la-scena-del-crimine-cristina-brondoni-librofiliaMai come in questi ultimi anni le serie tv hanno raggiunto una buona e improvvisa dose di popolarità e di successo, spesso mettendo addirittura a repentaglio la buona riuscita di tutti quei lungometraggi pieni di azione e di suspense, sui quali magari si è lavorato per anni e che hanno richiesto cachet da capogiro per la loro realizzazione.

Tutto questo è avvenuto perché il cinema sta attraversando, ormai da anni, un periodo buio e tempestoso e perché nel frattempo le offerte delle serie tv – spesso di produzione USA o nordeuropea – si sono moltiplicate, diversificate e hanno assunto connotati sempre più accattivanti che se da un lato restituiscono una sempre maggiore verosimiglianza con la realtà, dall’altro canto invece permettono ai telespettatori di entrare in sintonia con il plot e di provare vari sentimenti soprattutto perché racchiudono al loro interno un insieme di discipline e di elementi che le rendono complete e che danno al telespettatore – comodamente seduto sulla sua poltrona o divano di casa – l’idea di diventare un vero e proprio tuttologo.
Purtroppo però nel mio caso, non sono mai riuscita ad appassionarmi alle serie tv, probabilmente a causa della mia riluttanza verso la tv o più semplicemente perché non ho ancora trovato la serie tv a me più adatta ma leggendo Dietro la scena del crimine, della giornalista e criminologa milanese Cristina Brondoni, mi si è letteralmente aperto un mondo.
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Cristina Brondoni oltre ad essere infatti una brava professionista, nutre un’insana e compulsiva passione nei confronti delle scienze forensi che la spingono a divorare tonnellate di libri e a guardare altrettante serie tv crime:

Le scienze forensi comprendono una serie infinita di scienze e discipline a anche qualcuna in più. Si va, in ordine sparso, dalla balistica alla biologia, dalla geologia all’archeologia, dalla entomologia alla medicina, dalla grafologia alla chimica. E per ogni materia c’è un esperto o un team di esperti che lavorano per venire a capo dell’indagine.



e che nel corso degli anni le hanno così permesso di sviluppare una buona dose di esperienza e uno sguardo lucido, attento e clinico ma soprattutto critico nei confronti della criminologia utilizzata nella fiction.

Cristina Brondoni

Cristina Brondoni

Cristina Brondoni vive infatti tutto questo non come una semplice lettrice o telespettatrice, bensì come un vero e proprio esercizio utile a migliorare la sua professionalità e il suo senso del fiuto nei confronti del crime.

Dietro la scena del crimine oltre ad essere un po’ il resoconto ironico e obiettivo della sua propensione verso il mondo del giallo e delle scienze forensi – partendo dalle geniali intuizioni di Sherlock Holmes, il personaggio nato e sviluppato dalla sapiente penna di Sir Arthur Conan Doyle nonché padre del giallo deduttivo che rivoluziona totalmente le tecniche investigative utilizzate sino a quel momento – è soprattutto una sorta di manuale pratico che sviscera consigli e dritte utili per tutti coloro che volessero cimentarsi con la scrittura di un giallo, di un thriller o di un noir – sia esso un libro o una sceneggiatura – o più semplicemente, aiuta il lettore o il telespettatore a smontare teorie e rappresentazioni ben distanti dalla realtà, il tutto attraverso una serie di controprove ben documentate e senza mai tralasciare il sarcasmo e la sincera obiettività, a partire dal celeberrimo stereotipo che vuole gli scienziati forensi statunitensi con poteri decisionali infiniti e capaci di dirigere o di svoltare autonomamente le indagini, anche quelle più ardue e intricate.

Le serie tv seguite e analizzate da Cristina Brondoni nel suo libro sono tante e molto diverse fra loro e su ognuna di queste l’autrice dice la sua, spesso in modo del tutto controcorrente rispetto alla popolarità e al successo fra il pubblico, ad esempio:


The Bridge:

Sonya, più che altro, sembra una stronza maleducata poiché il disagio di cui dovrebbe soffrire è spesso raccontato invece che “recitato”.



Alcatraz:

A parte la trama, abbiamo la detective tutta chiacchiere e distintivo. L’attrice che la interpreta ha trent’anni, ma ne dimostra meno. Ed è difficile credere che una ragazza così giovane possa essere già al comando di un caso di omicidio così pernicioso.



24:

Kim Bauer ha una propensione pressoché scientifica a infilarsi in casini da cui nemmeno suo padre, che è in lotta giorno e notte contro i terroristi, riesce a tirarla fuori…



True Detective:

…è anche una bella serie TV, non lo nego, ma il detective “andato a male” che fuma una sigaretta dietro l’altra e che soffre oltremodo non mi convince. Non è che tutti quelli che indagano su morti ammazzati sono disperati e ogni giorno sono indaffarati in una lotta impari contro i loro demoni e un passato di merda.



e solo per citarne alcune perché lo stesso accade con i libri ad esempio di Rex Stout, Charlotte Link, Patricia Cornwell, Agatha Christie ma anche con quelli di Andrea Camilleri con protagonista il celeberrimo commissario Salvo Montalbano:

Montalbano funziona perché è coerente.



semplicemente perché chi decide di scrivere un libro o una sceneggiatura dovrebbe sempre ben tener chiaro in mente che:

A disintegrare una storia, che sia scritta in un libro o raccontata in Tv, basta una frase, un atteggiamento, un’azione. Un qualcosa insomma che il lettore o lo spettatore percepisca come sbagliato, fuori luogo, fuori tempo.



Cristina Brondoni ci spiega come nascono e come si sviluppano alcuni crimini e chi sono alcuni dei peggiori serial killer ma soprattutto ci dimostra come per far funzionare un’idea – sia nella realtà che nella fiction – occorre creare una bella squadra e una buona miscela capace di trattenere al suo interno un insieme di dettagli, elementi e meccanismi che aiutino a tracciare i personaggi, a rendere credibili le vicende e a districare le indagini.

Nel bene e nel male, realtà e finzione si intersecano, si compensano, si mischiano.



Quello che traspare leggendo Dietro la scena del crimine, oltre alla passione smodata, sincera e genuina di Cristina Brondoni verso la criminologia e le scienze forensi, è la sua infinita sete di conoscenza che la spinge a documentarsi continuamente e con un approccio sempre più clinico e critico, senza però mai tralasciare l’ironia e la voglia di non prendersi mai troppo sul serio e ricordandoci sempre che nonostante il dolore, la rabbia e l’incredulità che può generare:

…il crimine, l’omicidio in particolare, rende coesa la società. Il crimine, che di suo è una frattura della normalità, funge da collante per tenere insieme i pezzi, unisce le persone che, per combattere il crimine, si alleano.



ma soprattutto senza mai dimenticare i veri protagonisti di tutte queste tragedie ovvero le povere vittime che molto spesso – specialmente nei talk show nazionalpopolari conditi da quintali di lacca e silicone e irrorati da lacrime farlocche – vengono dimenticati in nome dell’audience o dello scarso interesse nutrito dal telespettatore poiché purtroppo è sempre più evidente che ad affascinare è il macabro, l’orrido e il torbido e non la commemorazione o gli insulsi giri di parole spesi verso chi ormai non c’è più.


Dietro la scena del crimine, Cristina Brondoni, Las Vegas Edizioni, 2015 pp.164.


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