1933. Un anno terribile di John Fante: come giocare a baseball ed essere un buon figlio

1933-un-anno-terribile-john-fante-librofiliaIl 1933 è probabilmente un anno come tanti altri ma sicuramente, non lo è per Dominic Molise, perché anche se il Colorado è geograficamente lontanissimo da Torricella Peligna – piccola cittadella immersa nell’Abruzzo più arcaico e più remoto – Dominic Molise, è convinto di non voler fare la fine di suo padre, emigrato proprio da quella terra aspra e dolorosa, molti anni prima perché in cerca di fortuna e di un futuro migliore.

Il richiamo con la terra d’origine però è cosi forte e incontrollabile, a tal punto che il destino di Dominic Molise, appare già segnato sin dai primi vagiti: diventerà un abile muratore proprio come suo padre, seppur disoccupato per molti mesi all’anno a causa delle avverse condizioni climatiche del Colorado e così cercherà d’ingannare il tempo e i numerosi creditori, giocando a biliardo e instaurando improbabili relazioni clandestine.

Era duro, l’inverno del 1933. Quella sera, arrancando verso casa attraverso fiamme di gelo, con le dita dei piedi che mi bruciavano, le orecchie che andavano a fuoco, e la neve che mi turbinava intorno come un nugolo di suore furibonde, mi ferami di colpo. Era giunto il momento di tirare le somme. Con la pioggia o col sereno c’erano delle forze al mondo che cercavano di distruggermi.



Dominic Molise è però un diciassettenne che aspira ad un futuro ben diverso, perché possiede un sogno nel cassetto, al quale dedica ogni singolo battito del suo cuore, ogni pensiero ma soprattutto ogni attenzione: diventerà infatti un campione di baseball perché ha talento e perché ha un dono speciale, racchiuso proprio nel suo Braccio, al quale si rivolge come se fosse dotato di un’anima propria e che cura con instancabile devozione, perché sa che quel mezzo sarà la chiave del suo successo e della sua fortuna. Proprio per questo motivo, Dominic Molise, decide di partire per la Calfornia, finalmente alla ricerca di un contratto serio e cospicuo nella Leauge.


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Quando nasci però in una famiglia povera e numerosa, con un padre scansafatiche, con una madre intenta solo a pregare Dio e una nonna impegnata a maledire gli Stati Uniti e la sua intera popolazione, tutto diventa inevitabilmente più complesso e irraggiungibile ma Dominic Molise, pur di realizzare il suo sogno è disposto a tutto, anche a compiere una bravata ai danni di quel padre tanto severo e tanto attaccabrighe, nella speranza di poter riparare tutto, una volta ottenuto quel famigerato e tanto agognato contratto.

Ma in fondo anche la neve poteva essere consolatoria. Almeno ti nascondeva agli altri, con le tue lentiggini, le tue orecchie a ventaglio e la tua ridicola statura, e nella desolazione potevi scivolare accanto ad altri fantasmi, fra teste chine e occhi nascosti, con il tuo senso di colpa e la tua dappocagine profonda e protetta dentro di te.



All’improvviso però, la situazione si capovolge e qualcosa sembra redimere finalmente Dominic Molise dai suoi diabolici intenti e anche quel padre, insensibile ed arrogante, sembra appoggiare finalmente il folle sogno del suo giovane figlio.

L’abbracciai e la baciai, e piansi per mio padre e per tutti i padri, e anche per i figli, perché eravamo vivi in quell’epoca, per me stesso perché sarei dovuto andare subito in California, e non avevo scelta, avrei dovuto farcela.



John Fante, in questo suo breve ma intensissimo romanzo, che appare perfetto sotto molti punti di vista, sembra offrie al lettore uno spaccato di realismo assoluto che richiama tutti i vecchi temi molto cari a John Fante, ovvero: l’emigrazione, la povertà, l’umiliazione sociale, la voglia di redenzione, la consapevolezza, il rapporto conflittuale con la figura paterna e per finire, il sogno, l’illusione e il disincanto.

Ciò che però rende tenero e meraviglioso questo breve romanzo, sospeso tra la spensieratezza dell’adolescenza e l’incertezza del futuro, è proprio la presa di coscienza del futuro ma soprattutto, del fatto che nella vita spesso non c’è nessuna alternativa alla realtà, nemmeno la fuga, ma solo i sogni aiutano a vivere meglio e a rendere il tutto, un po’ meno amaro.


1933.Un anno terribile, John Fante, Einaudi, 2008 pp.122. Traduzione Alessandra Osti.


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