Vita e morte delle aragoste: il secondo libro di Nicola H.Cosentino

Vita e morte delle aragoste di Nicola H. Cosentino

Uno dei lati negativi del leggere troppa narrativa nordamericana consiste nel fatto che poi nasce, quasi naturale ed istintivo, andarne continuamente alla ricerca, a tal punto da essere quasi incapace a staccarsi da quella sorta di comfort zone che ci si è creati attorno, quasi come se fosse una fortezza nella quale nascondersi e dalla quale osservare tutto il resto delle uscite editoriali.

Tutto questo per sottolineare il fatto che purtroppo, ad oggi, leggo poca narrativa italiana e quelle rare volte che lo faccio, mi sono quasi sempre imbattuta in autori e autrici che volevano scrivere a tutti i costi il Grande Romanzo Americano ed erano così pieni di loro stessi e talmente convinti della loro penna, al punto di non rendersi conto che forse quello era stato già detto e già scritto da altri. Poi, fortunatamente, esistono anche le eccezioni, ci mancherebbe e Nicola H. Cosentino è sicuramente una bella eccezione, tutta italiana.

Chi è il Vincenzo Teapot di Vita e morte delle aragoste?

In fondo, anche Vincenzo Teapot – il protagonista di Vita e morte delle aragoste, il secondo libro dello scrittore calabrese Vincenzo H. Cosentino – ci prova a scrivere una sorta di Grande Romanzo Americano ma a lui, grazie al suo carisma e alla sua verve che gli permettono di collocarsi in un piano diverso rispetto alla massa, non gli si può contestare nulla, perciò: prendere o lasciare.

O forse, è proprio così che ce lo mostra Antonio – il suo migliore amico e voce narrante dell’opera – che attraverso alcuni salti geografici e temporali, cerca di ricostruire la loro fortissima amicizia nata durante l’adolescenza – in riva al mare e in una notte piena di stelle – quando le domande erano già molte di più delle risposte e il futuro appariva come un red carpet ancora tutto da percorrere.

 

La vita dell’uomo comune vale solo una narrazione privata, la memoria di chi gli vuole bene. E io, a Tapot, volevo molto bene.

 

Eppure, Vincenzo Teapot – nonostante la sua timidezza e la sua insolita visione del mondo – è sempre stato un ragazzo molto attento ai dettagli e capace di attirare l’attenzione di tutti, creandosi attorno una sorta di alone fatto di fascino e misticismo. Molto probabilmente lo stesso fascino che ha esercitato anche su Antonio, suo amico fraterno e compagno di mille avventure, che senza rendersene nemmeno conto, arriva a mettere persino da parte la sua vita per diventare la spalla fedele di Vincenzo Teapot.

 

Non sentirsi niente di speciale e pretendere di esserlo, ogni tanto: questo per lui doveva avere un sapore amaro, o del sangue ferroso degli sforzi.

 

E se è vero che le grandi amicizie non hanno davvero nulla da invidiare ai grandi amori e che spesso li battono persino in durata, possiamo tranquillamente ammettere che Vita e morte delle aragoste di Nicola H. Cosentino, è un libro che parla di crescita ma che allo stesso tempo racconta di un sentimento grande, forte e intenso che proprio non me la sento di racchiudere all’interno di un solo e unico sostantivo. Fatelo voi, se ci riuscite e solo dopo aver letto questo gran bel libro di Nicola H. Cosentino.

 

Per me, e anche per Vincenzo, crescere ha significato qualcosa come dover lasciare spazio agli orizzonti che si aprono, e liberare, quondi, respirare forte, buttare fuori tutta l’aria che abbiamo trattenuto nel tempo, fin dalle apnee timorose delle prime volte. Per poi capire, anche se fa male, anche se è troppo presto, che di prime volte, tra poco, non ce ne saranno più. E che per non morire devi saper respirare. Devi prendere aria nuova. Devi imparare a rilasciare.

 

Inutile aggiungere che ho particolarmente apprezzato Vita e morte delle aragoste perché, pur narrando una storia apparentemente comune e ordinaria, riesce a coinvolgere totalmente il lettore, per via della scrittura fresca, limpida e brillante di Nicola H. Cosentino, che non cerca mai di essere forzatamente sensazionale anzi risulta sempre sobria e molto elegante e che, girata l’ultima pagina del libro, vi farà quasi sicuramente avvertire la mancanza di Vincenzo Teapot e anche del povero Antonio e ovviamente delle loro mille vicissitudini.

Vita e morte delle aragoste, Nicola H. Cosentino, Voland, 2017 pp. 136.

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *