Scritto sulla tua terra di Mauro Libertella ovvero un padre e un figlio uniti in nome della scrittura

scritto-sulla-tua-terra-mauro-libertella-librofiliaHo sempre avuto la netta sensazione che ogni legame forte – sia esso amoroso o semplicemente affettivo – o più in generale ogni grande passione sia sempre e comunque associata ad una buona dose di disillusione e solo i rapporti o le passioni in grado di superare questi episodi – dolorosi ma necessari – possono dirsi salvi e al riparo dalle bufere della vita mentre tutto ciò che non è in grado di sopravvivere alla disillusione, può tranquillamente esser riposto nella più vicina pattumiera.

Forse uno degli esempi più frequenti e lampanti è quello tra figli e genitori poiché se fino ad una certa età i genitori appaiono agli occhi della prole come esseri fantastici e dotati di misteriosi superpoteri, con l’avanzare della stessa i figli tendono invece ad osservare i genitori con occhi nuovi, mettendo addirittura in atto una sorta di ribellione e di bizzarra competizione e così sarà per le numerose altre fasi della vita, fin quando tutto verrà nuovamente rivalutato e i figli inizieranno a comprendere e a giustificare anche le scelte dei propri genitori. Cosi è sempre stato e così sempre sarà.

In qualche modo questo è quello che è accaduto anche a Mauro Libertella, giovane scrittore argentino figlio di Héctor Libertella – autore precoce e geniale del tutto sconosciuto in Italia seppur frequentemente citato dai latinoamericanisti poiché considerato il fautore di un canone alternativo – e quella narrata in Scritto sulla tua terra è appunto il resoconto della segregazione volontaria di suo padre dovuta al crollo fisico, emotivo ed economico di quest’uomo considerato tanto una penna brillante quanto un uomo dedito all’alcoolismo e all’autodistruzione ma soprattutto è la storia della malattia e della morte di un padre, dell’elaborazione di un lutto e di una riconciliazione affettiva ma anche del desiderio e della volontà di un figlio di perseguire le orme paterne dedicandosi alla scrittura, della paura di non farcela e di essere eclissato dalla penna paterna tanto importante quanto ingombrante per un figlio che cerca di farsi strada nel mondo.

Héctor Libertella e suo figlio Mauro (fonte clarin.com)

Héctor Libertella e suo figlio Mauro (fonte clarin.com)

Tutto questo perché Mauro Libertella – nonostante non riesca a ricordarsi mai suo padre sobrio o comunque lontano dalla bottiglia e dal bicchiere – sin da bambino, ha condiviso con suo padre una forte attrazione e propensione verso la letteratura e verso quel senso di caos che la contraddistingue ma soprattutto verso le immense possibilità che essa fornisce e proprio quando Mauro inizia a sottoporre al giudizio di suo padre i suoi scritti ancora embrionali – ricevendo in cambio preziosi consigli e nuovi occhi per analizzare la sua scrittura – a suo padre viene diagnosticato un cancro che gli lascerà ben poche speranze e altrettanti mesi di vita.

Forse però Héctor Libertella – che poco prima di morire stava lavorando alla propria autobiografia che verrà pubblicata postuma e che svelerà tutti i rimorsi, i rimpianti e quel perenne senso di inadeguatezza di un uomo fragile e complesso e nella quale Mauro Libertella troverà più di una risposta – aveva già lentamente iniziato a morire dentro quando si scoprì incapace di svestire i panni del beatnik o di prendere parte alle sedute degli Alcoolisti Anonimi ma soprattutto totalmente inetto a salvare il suo matrimonio e quella famiglia che aveva messo in piedi eppure quando Héctor Libertella scoprì la sua malattia, accettò il responso con dignità, contegno e consapevolezza e attese la sua morte con sollievo e con inaspettata vitalità, quasi come se fosse un’epifania in grado di suggellare un’esistenza a dir poco grandiosa.

Ciò che ci dicemmo quella sera fu uno dei grandi dialoghi della mia vita, perché vidi qualcuno (mio padre) accettare l’imminenza della morte con un contegno e un’integrità alla quale i film che avevo visto e i libri che avevo letto non mi avevano preparato.


Non voleva che provassi pena o compassione. Né voleva che mi rattristassi; mi dimostrava, con i suoi discorsi, che la notizia della morte può investirci con la forza di una redenzione o di un sollievo.



Ovviamente la reazione di Héctor Libertella si contrappone al dolore provato dai suoi familiari accorsi al suo capezzale e soprattutto all’afflizione di suo figlio Mauro che senza mai abbandonare il giaciglio paterno, lascia i ricordi liberi di scavare, di confluire e di riportare a galla qualsiasi frammento in grado di ricomporre quel doloroso quadro d’insieme e che successivamente lo porterà ad attraversare in lungo e in largo il quartiere di suo padre – che diventerà poi il quartiere dello stesso Mauro – alla semplice ricerca di qualcosa di tanto mistico quanto astratto.

Quando mio padre morì, cominciai a frequentare i luoghi dove sapevo di poter trovare i suoi amici. La sensazione che mi producevano quegli incontri era ambigua: mi facevano male, ma allo stesso tempo ne avevo bisogno.



E cosi le vite di Héctor e Mauro Libertella, pur appartenenti a due epoche diverse, finiranno per intrecciarsi e per giocare ad una sorta di temporalità invertita e la stessa cosa accadrà alla loro scrittura che pur presentando tematiche e caratteristiche differenti – cupa ed ermetica quella di Héctor, vivace e limpida quella di Mauro – potrà apparire simile in alcuni punti e controversa per altri.

A ventitré anni lui aveva avuto il suo primo romanzo e io avevo avuto la sua morte.



Scritto sulla tua terra è un resoconto intimo e doloroso di un figlio che cerca conforto, risposte e un proprio posto nel mondo pur conservando un forte senso di continuità:

A tratti sento ancora che questo cognome non mi appartiene. Mi capita di sentirmi uno straniero, un usurpatore di quelle dieci lettere latine. Una volta lui aveva detto: «Etimologicamente, Libertella significa “libro per la terra”. Questo è il libro che innaffio tutti i giorni».

Per me, il suono del mio cognome è cristallizzato nella vita sociale di mio padre e mi costa fatica staccarlo da lì.

Dopo la sua morte, perciò, il cognome Libertella torna al punto zero. Spetterà a me inventargli nuovamente un’origine, una narrazione, così da innaffiare tutti i giorni, a modo mio, il libro per la terra.



caratterizzato da tutti quegli elementi tipici che contraddistinguono la letteratura sudamericana ovvero la nostalgia, la malinconia, il senso imminente e inevitabile di fine ma soprattutto contraddistinto dallo sguardo lucido e amorevole di un figlio che non si permette mai di giudicare suo padre – né le sue assenze, il suo alcoolismo o i suoi improvvisi scatti di ira – forse perché Mauro Libertella come pochi altri, ha compreso che in fondo giudicare un genitore è un po’ come giudicare se stessi e per quanto severo e sprezzante possa essere uno sguardo o un giudizio, l’essenza dell’individuo resterà sempre e comunque immutata. Volente o nolente.

Scritto sulla tua terra, Mauro Libertella, Caravan Edizioni, 2015 pp. 90. Traduzione Vincenzo Barca.



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