Nessuno scompare davvero di Catherine Lacey: cronaca di una fuga annunciata

nessuno-scompare-davvero-di-catherine-lacey-cronaca-di-una-fuga-annunciata-librofiliaSe dovessi riassumere in un solo termine il romanzo d’esordio di Catherine Lacey, intitolato Nessuno scompare davvero e pubblicato qualche mese fa da Sur edizioni, molto probabilmente ricorrerei alla parola: complesso.

Eh si, perché Nessuno scompare davvero è un libro realmente complesso e contorto, nel quale risulta piuttosto difficile districarsi e probabilmente la colpa è da imputare tutta alla mente della protagonista – nonché voce narrante dell’opera – che è complessa e contorta tanto quanto il libro stesso.

Nessuno scompare davvero è un libro che per molti versi mi ha ricordato Solo rumore, il romanzo di Juliann Garey pubblicato ad inizio dell’anno da Clichy edizioni, poiché entrambi hanno in comune una fuga e una totale incapacità di stare al mondo.

Al centro di Nessuno scompare davvero c’è Elyria, una giovane moglie newyorchese che sembra non aver ancora compreso l’obiettivo della sua esistenza e per questo motivo si sente totalmente inadeguata nei confronti della vita, soprattutto perché il suo passato difficile e la difficoltà di far sparire dalla sua mente il senso di perdita per la morte della sorella e il matrimonio sbagliato – contratto proprio con il professore della sorella morta suicida – hanno resto tutto ancora più difficile ed è proprio l’inadeguatezza, sommata all’incapacità di dare un nome al suo malessere interiore, che spingono Elyria ad abbandonare tutto da un giorno all’altro per cimentarsi in un viaggio in solitaria che la condurrà fino in Nuova Zelanda, dove spera di ricominciare tutto daccapo.

Non è forse vero che ogni persona su questo pianeta, o perlomeno sul pianeta chiamato me, è intrappolata fra due impulsi contrastanti: quello di andarsene via come se non fosse successo mai niente e quello di essere una brava persona che è innamorata, ama ed è amata, dà un senso alle cose, insomma, una persona a posto?



Elyria fugge lontano e abbandona così suo marito, la sua casa e il suo matrimonio apparentemente bello e felice e senza dire niente a nessuno e con uno zaino in spalla e pochi soldi in tasca, inizia la sua personale avventura, accettando passaggi dagli sconosciuti e vagando, sporca e scarmigliata, senza una meta precisa in un territorio meraviglioso e apparentemente sicuro – eppure in realtà pieno di pericoli – come la Nuova Zelanda.

Quello che volevo era stare da sola; stare da sola non era quello che volevo. Non volevo desiderare niente; volevo desiderare tutto. Volevo desiderare una vita normale: il solito marito, la solita casa, le solite strade, i soliti marciapiedi, i soliti rumori e così via. Ma avevo rinunciato a tutta quella roba. Me n’ero andata. Era la scelta giusta, credevo, tranne che nei casi in cui ero convinta del contrario, cosa che mi succedeva sia spesso che di rado.



Il problema è che Elyria non deve difendersi solo dai pericoli disseminati sul suo percorso – come opossum potenzialmente aggressivi o potenziali stupratori – bensì deve lottare anche contro la sua mente confusa, contorta e piena di contraddizioni e anche contro il bufalo interiore che non le lascia tregua.

…quel bufalo ce l’abbiamo tutti e nel cervello di ogni essere umano c’è una parte insofferente che non ce la fa ad andare avanti, non riesce a stare seduta composta e a guardare la gente dritto negli occhi e a sopportare il ticchettio del tempo che scorre…



Elyria è consapevole però del fatto che la nostra natura umana non prevede un totale appagamento e pertanto tutti i sentimenti che smuovono l’animo sono molto spesso ingiusti e contorti e di conseguenza le decisioni che vengono prese non sempre sono il frutto di meccanismi interiori lucidi e prevedibili, anzi semmai è tutto il contrario.

Forse il nostro cervello è una macchina che trasforma le informazioni in sentimenti e i sentimenti in decisioni e a quanto pare la mia macchina è stata assemblata in un modo strambo e ha un modo strambo di tradurre la vita, ma io non so come aggiustarla: non sono una riparatrice di macchine cerebrali, sono solo una portatrice di cervello come chiunque altro, e nessuno sa come si fa a riparare sé stessi, non del tutto se non altro, non abbastanza bene.



Il lungo viaggio di Elyria attraverso la Nuova Zelanda,la porterà a incontrare lungo il suo cammino bizzarri e strampalati personaggi – come ad esempio il contadino Werner che è in qualche modo il pretesto per cui la giovane donna raggiunge quella terra assolata e selvaggia oppure la giocosa e malinconica transessuale Jaye – e contemporaneamente la porterà ad osservare il mondo circostante con uno sguardo diverso e più acuto, dove il dolore e lo squilibrio finiranno per creare un mix affascinante e allo stesso tempo spaventoso, soprattutto per il lettore che si sentirà sempre in preda al tumulto interiore di questa giovane donna.

All’interno di Nessuno scompare davvero c’è infatti un dolore interiore autentico e molto introspettivo che condurrà più volte il lettore ad interrogare il proprio inconscio ma allo stesso tempo c’è dentro una sorta di comicità quasi grottesca e paradossale che finirà in qualche modo per ridimensionare e accomunare tutto, persino i tormenti.


Catherine Lacey

Catherine Lacey




Eppure, c’è qualcosa dentro questo libro d’esordio di Catherine Lacey, a non avermi del tutto convinta probabilmente a causa dei toni costantemente cupi dell’opera e del flusso di coscienza libero e improvviso che la protagonista sembra ripercorrere o peggio ancora, è colpa del suo fare e disfare, della sua fuga e della sua indecisione che ai miei occhi ha reso Elyria una sorta di bamboccia capricciosa e incapace di affrontare le difficoltà e di preservare l’unica cosa bella che forse le era capitata nella vita ovvero il matrimonio con quell’uomo totalmente e follemente innamorato di lei.
E probabilmente l’amore non è un sentimento in grado di cambiare o di salvare alcuna vita umana ma diciamo che, a volte, è capace di rendere le amarezze meno sopportabili e di alleggerire il fardello dello stare al mondo.


Nessuno scompare davvero, Catherine Lacey, Sur Edizioni, 2016 pp.243. Traduzione Teresa Ciuffoletti


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