La mancanza di senso dell’umorismo in Italia, i libri che non fanno ridere e infine due capolavori di comicità

Ci ho messo un po’ ma alla fine l’ho capito anche se forse, qualcuno di voi, lo sapeva già da molto tempo prima di me.
Ora però che lo so anche io, posso scrivere tranquillamente che L’Italia è una nazione che secondo me, si prende troppo sul serio.
Ecco l’ho detto.

Ci ho riflettuto a lungo prima di dire una cosa del genere ma detto in tutta sincerità, più mi guardo intorno, più mi rendo conto che all’Italia – e agli itaGliani in generale – manca il senso dell’umorismo, l’ironia, la voglia di sdrammatizzare poiché di tutto quello che accade in Italia se ne fa sempre e comunque un dramma.

Eppure, gli argomenti da cui prendere spunto per fare un po’ ironia e di sana satira di certo non mancherebbero, a mancare è forse la voglia di farlo o quel briciolo di originalità che rende la comicità tanto necessaria quanto intelligente.

Si, è vero c’è chi ci prova in tv, nelle radio, sui giornali, nei libri, sui social – seppur mantenendo sempre quell’odioso atteggiamento di timore, di riverenza e di leccaculismo e utilizzando stereotipi un po’ grossolani e cliché ormai abusati – ma solo in pochi ottengono un risultato dignitoso. Concordate?
Bene, ora sicuramente vi starete chiedendo a cosa serve tutto questo preambolo?

Serve a dimostrare che alcuni libri, pubblicati da editori italiani indipendenti specializzati in letteratura satirico-umoristica – insomma non i libri scritti da quei buffoni della tv che non appena pubblicati li trovate già fra i remainders dell’Autogrill – e dunque con la specifica promessa di farvi ridere di gusto, in realtà non fanno ridere per niente. Ecco, ho detto anche questo.

Sapete, ho realizzato tutto ciò durante il break estivo poiché cercavo qualche lettura leggera e simpatica che mi facesse sorridere senza però lobotomizzarmi il cervello e che cosa ho scoperto?
Che buona parte di ciò che ho testato erano vere e proprie stronzate – lasciatemi passare il termine poiché non ha nemmeno senso citarne i titoli – e che gli ultimi due libri letti che mi avessero realmente divertita e stimolato grosse risate sono stati scritti più di cento anni fa.

Sto parlando di Tre uomini in barca (per non parlar del cane) e di Tre uomini a zonzo, scritti entrambi da Jerome Klapka Jerome, esattamente nel 1889 e nel 1900.
Ovviamente con questo non voglio dire che in circolazione non ci siano altri bei libri comici e contemporaneamente intelligenti ma personalmente, questi due titoli sono attualmente ancora imbattuti.

jerome klapka jeromeJerome Klapka Jerome era uno scrittore e giornalista britannico dotato di grande intelligenza, profondo senso dello humor e ottimo spirito di osservazione e la sua grandezza fu proprio quella di prendere spunto dalla vita reale e dalle esperienze del quotidiano per creare una comicità genuina e originale.

Esattamente come quando utilizzò la sua stessa luna di miele come spunto per la stesura di Tre uomini in barca (per non parlar del cane), stando però ben attento a sostituire la figura della neo-moglie con due bizzarri amici e un cane indomabile. tre-uomini-in-barca-jerome-klapka-jerome-librofilia
Nato inizialmente con l’intento di diventare una guida turistica, ben presto e grazie al suo tono ironico e scanzonato e alle strampalate vicissitudini occorse navigando il Tamigi e poi magistralmente narrate, Tre uomini in barca (per non parlar del cane) divenne un vero e proprio romanzo di successo.

Eppure in quest’opera, la penna di Jerome Klapka Jerome non è solo intrisa di comicità e di ironia poiché dalle pagine del suo libro traspare una scrittura profonda, romantica e poetica soprattutto quando evidenzia la bellezza della natura circostante:

È come il tramonto e le stelle; la loro bellezza non ci acceca perché i nostri occhi sono troppo abituati.

Ho notato che a questo mondo poche cose sono all’altezza dei quadri che le ritraggono.



o quando registra l’abbandono delle campagne in nome della rivoluzione industriale:

Siamo creature del sole, noi uomini e donne. Amiamo la luce e la vita. Ecco perché ci affolliamo nei paesi e nelle città, mentre la campagna e più deserta di anno in anno.



o quando, seppur immerso nella bellezza più autentica e genuina, non risparmia alcune riflessioni sul dolore, sulla sofferenza e più in generale sulla condizione umana:

Solo coloro che hanno portato la corona della sofferenza possono guardare quella luce meravigliosa e quando ritornano non possono parlarne, né svelarne il mistero.



tre-uomini-a-zonzo-libbrofiliaUn successo quello di Tre uomini in barca (per non parlar del cane) che Jerome Klapka Jerome provò a replicare nel 1900 con Tre uomini a zonzo: stessi personaggi, stesso impianto narrativo ma sostituendo il Tamigi con la Foresta Nera tedesca – in una Germania ancora alla ricerca della propria identità politica seppur già con una ben precisa individualità culturale e ideologica, ben distante da quella inglese e con la quale i tre protagonisti si imbattono ripetutamente, dando vita a strampalate esperienze e bizzarri equivoci – e la barca con una più semplice ma divertente bicicletta.




La consuetudine finisce per creare un velo che copre ciò che non si vuole vedere.


In entrambi i libri, Jerome Klapka Jerome, definito ancora oggi come il miglior romanziere satirico, fa emergere il suo bisogno di entrare in contatto con la natura, con il luogo – e con gli abitanti, ove possibile – dimostrando come la comunione di tutti questi elementi sia in grado di rivelare il suo significato più intimo e quel senso di precarietà universale.

Ma indipendentemente dalla durata o dai luoghi che si visitano, i nostri pensieri sono sempre dedicati al tempo che scorre.



Di certo, la chiave di lettura delle opere di Jerome Klapka Jerome è sempre l’ironia, utilizzata sia per prendere le distanze dalla realtà e quindi per comprendere meglio la natura umana attraverso l’osservazione dei comportamenti quotidiani e sia per evadere dalle problematiche e affrontarle meglio con uno spirito diverso e più ottimista.
Proprio grazie all’ironia è infatti possibile conseguire la saggezza poiché la mancanza di umorismo è quasi sempre sinonimo d’intolleranza, di rigidità del giudizio e d’incapacità a gestire le situazioni.

…nel complesso, è stato un giro piacevole e ci dispiace che sia finito.





Tre uomini in barca (per non parlar del cane), Jerome Klapka Jerome, Feltrinelli, 2013 pp.201. Traduzione Katia Bagnoli.

Tre uomini a zonzo, Jerome Klapka Jerome, Rizzoli, 2013 pp.336. Traduzione Maria Grazia Oddera.




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6 thoughts on “La mancanza di senso dell’umorismo in Italia, i libri che non fanno ridere e infine due capolavori di comicità

  1. D’accordissimo! Tre uomini in barca è un capolavoro di comicità senza tempo! Tra i contemporanei qualcheduno ci sarà (anche se ben nascosto). A me per esempio piace molto Terry Pratchett, autore di libry fantasy dalla penna felicissima: non per niente è inglese. Un libro a caso dell’infnita saga del Mondo Disco per un assaggio, magari quelli di MORTE. Magari quello di quando la Morte perde il posto di lavoro.

    • Si si, ma sicuramente ci saranno tanti bei libri comici e magari anche più recenti rispetto a quelli da me proposti nell’articolo. Come sempre il problema è scovarli e riuscire ad apprezzarli.
      Poi magari capita pure che alcuni libro non espressamente “satirico-umoristici” e senza esser proposti o presentati come tali dai loro editori, ti facciano fare inaspettatamente delle grosse risate.
      Capita, cioè è raro ma può capitare. 😛

  2. Parlano bene di De Silva, ma devo ancora leggerlo.
    Però io speravo di trovare in questo post qualche nome degli autori che non fanno ridere, perché non ho capito a chi ti riferisci.

  3. Ho trovato questo articolo cercando perché gli italiani non hanno senso dell’umorismo. Dopo più di 10 anni in UK sono tornato e sto facendo molta fatica. Nessuno che ride o che capisce le battute. Hai ragione qui si prendono tutti tanto, troppo sul serio, e tutto è un dramma.
    Trovo che manchi una sana via di mezzo tra il permaloso e il giullare che fa le battute volgari che girano da 40 anni. Beh continuerò a seguire la stand-up britannica e andrò a leggermi Three men in a boat. Grazie del consiglio!

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