Il bar delle grandi speranze: il quasi capolavoro di J.R. Moeheringer

Oggi ho terminato la lettura del primo libro del mio 2022 anche se in realtà si tratta di un libro che ho iniziato sul finire dello scorso anno e che ho trascinato sino nel nuovo. Sono sempre stata molto attenta a non trasportarmi le letture da un anno all’altro ma, stavolta, l’ho fatto e non me ne sono preoccupata nemmeno più di tanto. Ho solo seguito i miei tempi e l’istinto del momento, senza cedere troppo alle pressioni e alle prestazioni.

Il libro che ho appena terminato di leggere, contava oltre 400 pagine che per i miei standard di lettura sono veramente moltissime pagine ma stavolta è andata bene perché il libro si è lasciato leggere velocemente e mi è anche piaciuto, anzi, direi che con una cinquantina di pagine in meno sarebbe stato addirittura perfetto.

Il bar delle grandi speranze di J.R. Moehringer mi è piaciuto perché è una sorta di elogio al bar inteso come vero e proprio luogo sacro, nel quale condividere gioie e dolori o dove cercare rifugio ai propri problemi o addirittura, dov’è possibile sentirsi più vicini al prossimo o a Dio ma, allo stesso tempo, è una lode alle sue regole, alle sue dinamiche e alle persone che lo frequentano poiché ogni frequentatore di bar che si rispetti, può trasformarsi in un mentore o in un personaggio leggendario perché da ognuno di essi c’è sicuramente da imparare qualcosa.

Questo libro serve anche a ricordarci di come e quanto i luoghi e i personaggi che incontriamo durante l’infanzia finiscono per segnarci, arrivando addirittura a influenzare tutto il resto della nostra esistenza.

Mentre leggevo questo libro ho pensato che, in fondo, in Italia non abbiamo una gran cultura del bere e nemmeno del bar inteso come luogo intimo, sacro e di riconciliazione – salvo alcune rare eccezioni – perché dopotutto il bar può rappresentare una vera e propria valvola di sfogo che impedisce alle persone di uccidere o di commettere cavolate.

In fondo, probabilmente, il bar serve per affrontare le paure che sono un po’ il motore di ogni successo, la radice di ogni fallimento e il dilemma di tutto quello che ci raccontiamo su noi stessi e quindi possiamo tranquillamente considerarle come delle guide e come delle pioniere della nostra esistenza ma, come ogni cosa, sia le paure che il bar devono essere dosate bene. Questo libro però non deve essere affatto confuso con un elogio verso il bere o verso l’alcolismo anche perché, ad un certo punto, il protagonista smette addirittura di bere.

Se non si fosse ancora capito, questa è proprio la storia autobiografica dello stesso J.R. Moehringer che dopo l’abbandono del padre, cresce con la madre, i nonni, i cugini e con lo zio che lavora in un bar e trascorre il suo tempo libero proprio tra il bar e lo stereo, dal quale ascolta ossessivamente la voce di suo padre che è un noto disc jockey radiofonico.

“J. R.” Moehringer, Jr. (born December 7, 1964), an American author and Pulitzer Prize-winning journalist. Moehringer was born in New York City .. Mantova, settembre 2013. © Leonardo Cendamo

Nonostante le difficoltà economiche e sociali, J.R. Moehringer riesce a laurearsi a Yale, decidendo di diventare successivamente scrittore e giornalista e ricordandosi che tutto ciò che sa della vita e delle persone, lo ha imparato proprio tra gli sgabelli del bar dove lavora suo zio e che inizia a frequentare sin da ragazzino poiché è costantemente alla ricerca di figure maschili dalle quali imparare.

New Haven, USA – May 4, 2015: Yale University campus on April 4, 2015. It is a private Ivy League research university in New Haven, Connecticut. Founded in 1701

Nel mezzo del libro scorre la vita vera, con i suoi alti e i suoi bassi e con i suoi successi e le sue sconfitte ma il ragazzo, fortunatamente, è pronto a rialzarsi e a ripartire ogni volta perché, in fondo, bere e scrivere hanno molto in comune e rappresentano un po’ le due facce di una stessa medaglia.

Il bar delle grandi speranze di J.R. Moehringer però è anche un libro sulle inutili illusioni che ci si fa nel corso della vita ma soprattutto sulla disillusione che anche se dolorosa è un qualcosa che libera poiché non c’è più nessuno da imitare o da compiacere.

Questo libro ti fa letteralmente venire voglia di volare negli States, di entrare in un qualsiasi bar con le luci basse e soffuse – meglio ancora se di periferia -, il bancone di legno, gli sgabelli, con il barista con lo straccio in mano mentre asciuga i bicchieri, con la casse dello stereo che in sottofondo sparano musica country mentre dalla tv passa una partita di football che sembra infinita.

Il bar delle grandi speranze, J.R. Moehringer, Piemme, 2014 486 pp. Traduzione Annalisa Carena.

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