Diario di viaggio: alla scoperta dell’Albania nel mese di settembre

Le mie estati sono quasi sempre molto frenetiche e contraddistinte da impegni di varia natura, forse per colpa della concentrazione dei parenti emigrati che ritornano al paesello di origine oppure per il notevole aumento della mole di lavoro o più semplicemente per colpa del caldo, che quest’anno poi  è stato davvero insopportabile e fuori controllo.

Ecco perché solitamente in estate leggo meno e preferisco prendermi le ferie a settembre ovvero in quel preciso periodo dell’anno nel quale l’aria diventa più frescolina, l’acqua è un po’ più cristallina e meno brodosa di quella di agosto e la sera per uscire serve il golfino e soprattutto perché c’è meno gente in giro e quella che s’incontra è sempre meno chiassosa, meno pacchiana e più tranquilla di quella dei mesi caldi.

Destinazione: Albania

L’ Albania era una meta che mi frullava in testa già da un bel pezzo, probabilmente per la sua estrema vicinanza alla Grecia o più semplicemente perché l’ho sempre intravista da lontano, proprio mentre solcavo i mari in rotta verso le terre elleniche e poi ritrovarmela quasi quotidianamente in mezzo alle foto postate su Instagram da milioni di utenti, durante buona parte dell’estate, mi ha fatto letteralmente capitombolare e optare per questo stato: tanto piccolo e tanto speciale.

Diciamo subito che l’Albania è un luogo che non ti aspetti e che ti lascia dentro un sacco di emozioni contrastanti perché se da un lato c’è la bellezza delle sue spiagge dorate e delle sue acque cristalline , dall’altro lato c’è invece l’asprezza e la maestorsità delle sue montagne: alte, ruvide, rocciose e che si stagliano nel cielo quasi a volerla custodire e difendere e poi, nel bel mezzo di tutto questo, c’è lo status sociale di un territorio che ha subito numerose dominazioni e che ha conosciuto tante avversità. Una su tutte? La guerra.

Eppure l’ Albania è uno stato che non si è arreso prima e che non si arrende oggi e questo lo capisci subito dal fermento che si respira, dalla sua voglia di fare bene, dal suo desiderio di uniformazione al resto degli stati europei e soprattutto dalla sua goffa modernità, che ricorda molto me quando indosso i tacchi negli eventi formali.

Raggiungere l’Albania in auto: fatto!

Se poi in Albania decidi di arrivarci in auto, prendendo il traghetto da Brindisi fino ad Igoumenitsa (Grecia) e raggiungendo poi il valico di frontiera di Qafë Botë – Sagiada Mavromati, tutto assume maggiore valore e intensità ed ecco che entrare in terra albanese – dopo aver percorso circa 32 chilometri in 43 minuti, per via delle strade non prorio lineari – è tutta un’altra storia, che assume più fascino e densità. O almeno, per noi è stato così.

Diario di viaggio: alla scoperta dell’Albania nel mese di settembre

Il valico di frontiera di Qafë Botë – Sagiada Mavromati, che divide Grecia e Albania.

Dopo infatti aver fatto i doppi controlli di rito alla dogana – prima a quella greca e successivamente a quella albanese – e dopo aver stipulato un’assicurazione temporanea per l’automobile, dal momento che le compagnie assicurative europee non coprono il transito in terra albanese, siamo finalmente riusciti a mettere piede in Albania ed è stata una bellissima emozione perché siamo stati immediatamente accolti dalle sue brulle montagne e dalle sue strade che si stendono a perdita d’occhio e che si inerpicano tra le dorsali e che molto spesso ci passano addirittura sopra.

Il valico di frontiera di Qafë Botë – Sagiada Mavromati, che divide Grecia e Albania.

Da lì in poi è stata tutta una scoperta, dal momento che continuavamo a guardarci intorno con aria incredula e meravigliata e chiedendoci in quale luogo e in quale epoca eravamo realmente piombati, tutto questo fino a quando non siamo giunti alla caratteristica imbarcazione che dalla sponda in cui è situato il Castello Veneziano ci ha condotti alla sponda opposta ovvero alle porte dell’antico sito archeologico di Butrinto, perché in quel preciso istante ne siamo stati letteralmente folgorati.

Ksamil: come arrivare?

Per raggiungere infatti la nosta meta finale ovvero il villaggio di Ksamil, abbiamo dovuto fare all’incirca altri 23 chilometri, percorsi in quasi 50 minuti, sempre per via della viabilità quasi mai totalmente lineare – che con la sua famosissima e meravigliosa spiaggia di Three Island ci ha lasciati davvero di stucco. Provate infatti anche voi a fare un bagno nelle sue acque limpide, cristalline, quasi caraibiche e poi ne riparliamo, che ne dite?

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La famosissima spiaggia di Three Island a Ksamil

I giorni seguenti sono stati scanditi dalle frequenti visite a Saranda – situata a circa 15 chilometri da Ksamil – soprattutto serali, dal momento che Ksamil è un piccolo vilaggio che escluso il mare, i ristoranti e i supermarket, offre ben poco e quindi per fare una passeggiata sul suo splendido lungomare, al chiaro di luna e con le luci di Corfù in lontananza, occorre spostarsi. E ne vale certamente la pena, perché mangiare e bere nei locali albanesi costa davvero pochissimo e il cambio di moneta – sì, in Albania non c’è l’Euro anche se è comunque possibile pagare in Euro anche se non è molto conveniente – è molto favorevole per noi europei. Vi dico solo che noi riuscivamo tranquillamente a cenare con meno 1000 Lek – circa 7,5 Euro – e tutto a base di pesce, perché in Albania cucinano divinamente, i piatti sono eccellenti e le porzioni sono davvero abbondanti.

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Three Island Beach – Ksamil

Argirocastro e Butrinto

E siamo riusciti anche a visitare Argirocastro e il suo maestoso castello, situato in una delle più antiche città albanesi che mostra perfettamente l’incontro delle diverse culture: greca, romana, bizantina, turca e albanese e che dal 2005 è stata inserito nei centri mondiali protetti dall’UNESCO.

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Interno del castello di Argirocastro

E allo stesso tempo, siamo riusciti anche a fare una bella visita al Parco Nazionale di Butrinto, che è uno dei più importanti siti archeologici dell’Albania e che era abitato già nella preistoria e che merita sicuramente una visita, soprattutto per quello che riguarda il teatro, la basilica e il museo situato al suo interno: tutti perfettamente conservati e ricchi di storia e di fascino.

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Resti del teatro di Butrinto

Insomma, inutile dire che da questo viaggio in Albania sono tornata con il cuore intriso di malinconia ma con gli occhi assuefatti di bellezza e di magia, soprattutto perché questa è una terra ricca di contrasti e di colori meravigliosi e piena zeppa di gente con il cuore grande e generoso e che meritano solo il meglio, dopo così tanta sofferenza.

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