Hunter S.Thompson #6 – Paura e disgusto a Las Vegas (1971)

paura-e-disgusto-a-las-vegas-hunter-s-thompson-librofiliaPaura e disgusto a Las Vegas è forse una delle letture meno significative che potrete fare nella vostra vita di lettori, a meno che non siete amanti dello sballo o semplicemente curiosi di conoscere gli effetti collaterali che possono provocare sul corpo umano le sperimentazioni scellerate a base di alcol, droghe e adrenalina.
Eppure, nonostante questo strambo presupposto, Paura e disgusto a Las Vegas è una lettura molto affascinante semplicemente perché Hunter S. Thompson prende l’orrido, l’orripilante e l’insensato e lo porta in scena secondo il suo stile cinico e sfrontato.

Paura e disgusto a Las Vegas è infatti il resoconto folle e delirante del viaggio compiuto da Hunter S. Thomposon e dal suo avvocato – il Dr. Gonzo – per assistere alla Mint 400 ovvero la famosa gara per automobili e motociclette off-road che annualmente si tiene a Las Vegas e sulla quale il selvaggio giornalista deve scrivere un pezzo ma che per i due personaggi diventa invece in una ghiotta e insolita occasione per fare incetta di alcool e droghe ma soprattutto per mettersi sulle tracce del Sogno Americano.

Avevamo due borsate di erba, settantacinque palline di mescalina, cinque fogli di LSD super-potente, una saliera piena zeppa di cocaina, e un’intera galassia di pillole multicolori, eccitanti calmanti, esilaranti… e anche un litro di tequila, uno di rum, una cassa di Budweiswer, una pinta di etere puro e due dozzine di fiale di popper.



Ed è proprio così che i due uomini con il bagagliaio dell’auto colmo di droghe e alcolici, con un registratore a cassette e con qualche camicia stravagante in valigia, partono alla volta di Las Vegas, sfrecciando nel deserto assolato e polveroso, incuranti della legge e di qualsiasi norma del vivere civile, mettendo ripetutamente a repentaglio la loro incolumità e quella degli altri semplicemente per raggiungere uno dei posti più folli al mondo e totalmente dedito allo sballo.

Vegas è talmente piena di freak naturali – gente geneticamente sballata – che la droga non è un gran problema, salvo che per i poliziotti e l’organizzazione dello spaccio.



E forse è proprio questo stato di perenne alterazione della realtà mista alla drammatica consapevolezza della fine del Sogno Americano e alla gente bizzarra che abitudinariamente popola Las Vegas a rendere unico e speciale questo libro di Hunter S. Thompson, nel quale i momenti di rara lucidità mentale – nei quali il “gonzo journalist” non disdegna di puntare il dito contro la società americana sempre più bigotta, illusa e corrotta – si mescolano ai momento di sballo e di stordimento causati dall’abuso di droghe, di alcool e da un comportamento perennemente pericoloso e sopra le righe.

Questo posto è come l’esercito – prevale l’etica dello squalo: mangiarsi i feriti. In una società chiusa nella quale tutti sono colpevoli, l’unico vero crimine è farsi prendere. In un mondo di ladri, l’unico peccato mortale è la stupidità.



E proprio nel momento esatto in cui i due strampalati personaggi intendono lasciare Las Vegas senza esser riusciti a portare a termine l’incarico assegnatogli dall’editore, arriva per loro una nuova chiamata che li blocca in città per seguire una conferenza antidroga che per due fattoni come loro, equivale ad un beffardo scherzo del destino.

…non si poteva evitare la puzza di contorto umorismo che aleggiava sull’idea di un giornalista gonzo perso in un’avventura tossica potenzialmente letale che veniva invitato a seguire la Conferenza Nazionale dei Procuratori su Sostanze Psicotrope e Droghe Pericolose.



Las Vegas è una città caotica e che stanca in fretta e se tutto questo viene sommato al fatto di sfidare ripetutamente la sorte e la legge e di non dormire da giorni, allora tanto vale raccogliere armi e bagagli e telarsela via alle prime luci dell’alba perché tutto quello che crea dipendenza – compreso tutto ciò che è legale – è qualcosa che annulla i confini e che spinge sempre più in là, oggi come ieri.

Quello che si vende bene, oggigiorno, è tutto ciò che “ti fotte” – tutto ciò che ti cortocircuita il cervello e te lo mette fuori uso il più a lungo possibile.



Paura e disgusto a Las Vegas è un libro eccentrico, bizzarro, visionario e surreale che sotto la maschera di grinta e follia nasconde un velo di malinconica tristezza e di solitaria consapevolezza per la fine o per lo sfuggire di qualcosa di imprecisato, nel quale un Hunter S. Thompson ispirato e selvaggio da’ il meglio di se, quasi a voler dimostrare che spesso una mente folle e stordita dall’effetto dell’alcool e delle droghe è molto più attenta e sensibile all’individuazione dei punti critici dell’intera società, specie di quella americana apparentemente solida, onesta e incorruttibile.


Songtrack:





Paura e disgusto a Las Vegas, Hunter S. Thompson, Bompiani, 2012 pp.267. Traduzione Sandro Veronesi.


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