Hunter S.Thompson #4 – Hell’s Angels (1966)

hells-angels-hunter-s-thompson-librofiliaLa prima immagine che mi sale in mente non appena penso agli Stati Uniti d’America è una Harley-Davidson Sportster lanciata a folle velocità a squarciare il vento e la Route 66, ripercorrendo in lungo e in largo quel solco profondo di strada che va da Chicago a Santa Monica, che attraversando otto stati e misurando oltre 3700 chilometri, permette un repentino e continuo cambio di paesaggi e di scenari.

So benissimo che questa è un’immagine piuttosto logora, abusata e poco originale ma leggendo Hell’s Angels, quel viaggio a bordo di un’ Harley-Davidson l’ho compiuto davvero e non da sola, bensì in compagnia di un gruppo di strampalati motociclisti fuorilegge e di un giornalista randagio che non appena ha intuito il dilagare di un fenomeno culturale di massa – ovvero gli Hell’s Angels – non c’ha pensato su due volte ad unirsi alla loro carovana e al loro peregrinare, fatto di repentine accelerate, di bevute, di risse e di raduni memorabili, specie quelli celebri del 4 luglio e del Labour Day (la festa dei lavoratori che negli USA si tiene ogni primo lunedì di settembre).

Il raduno del Labour Day è la risposta dei fuorilegge al Capodanno: è il momento in cui si condivide il boccale, si fa a pugni con i vecchi amici, si scopa dove capita e c’è una grande esaltazione generale.



Ma chi sono in realtà questi selvaggi con barba e capelli lunghi che cavalcano le loro motociclette rigorosamente customizzate, facendone quasi un’estensione del loro corpo o meglio un simbolo sessuale in grado di sottolineare il loro potere, che indossano camicie di jeans senza maniche alle quali è applicato il loro simbolo o colore ovvero un pezzo di stoffa ornato da un teschio alato che indossa un casco da motociclista e recante la scritta Hell’s Angels?

Hells Angels patch / logo - taken from Nevada Hells Angels webpage.  [PNG Merlin Archive]

Hells Angels patch / logo – taken from Nevada Hells Angels webpage. [PNG Merlin Archive]


Diciamo che è piuttosto difficile datare con certezza come e quando siano nati gli Hell’s Angels, di sicuro la loro comparsa è successiva alla fine della Seconda Guerra Mondiale e al suo clima di incertezza e di svuotamento e alla spinta propulsiva data dal film Il selvaggio (1953), dove vengono narrate le vicende di una banda di motociclisti particolarmente avventurosa e temuta, capeggiata da Marlon Brando.
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E se inizialmente gli Hell’s Angels sono solo un gruppo isolato di motociclisti rozzi, scansafatiche e tendenzialmente delinquenti che sentendosi rifiutati dalla società, saltano a cavallo delle loro moto per andare a zonzo per le strade della California (San Francisco e Oakland in particolare), in breve tempo e subito dopo un caso di presunto stupro avvenuto in uno dei loro folkloristici raduni, i riflettori dei giornali – specie del New York Times – e dei mass media, si accendono inequivocabilmente su di loro, dando risalto e improvvisa fama al loro gruppo e alle loro vicende e facendo accrescere il loro ego e la loro sete di vendetta e di cieca violenza ma anche la necessità da parte delle forze dell’ordine e della giustizia di reprimere e di contrastare il fenomeno.

Degli Hell’s Angels si può dire qualsiasi cosa, ma nessuno ha mai potuto accusarli di modestia, e questo nuovo tipo di stampa era un vero e proprio balsamo per i loro ego così a lungo insultati. Cominciavano a considerare la loro notorietà improvvisa come la conferma di ciò che avevano sempre sospettato: di essere creature rare e affascinanti…



Nascono cosi i primi veri scontri e i grandi disordini che seminano il panico e il terrore nella tranquilla vita californiana nonché il lunghissimo dossier pieno di odio, disprezzo e veleno stilato dal procuratore generale della California, meglio conosciuto come Rapporto Lynch.

Ed è proprio questo discusso e controverso rapporto a sguinzagliare Hunter S.Thompson sulle tracce degli Hell’s Angels – di cui diventa amico, confidente e complice – e che gli permette di studiarli da vicino, arrivando persino a comprenderne il forte senso di ritualità, di organizzazione e di gerarchia interna, la solidarietà e la lealtà nei confronti del resto del gruppo ma anche il loro radicato estremismo, il totale disprezzo per le regole e la loro sete di vendetta e di violenza, specie contro chi dimostra pregiudizi nei loro confronti.

Il loro muoversi in gruppo sull’autostrada è ingiurioso verso qualsiasi comune nozione di ciò che si pensa stia accadendo in America; è un evento così bizzarro da assomigliare più a una brutta allucinazione…



Hell’s Angels è un libro complesso e articolato – e forse un tantino anacronistico, perché pubblicato nel 1966 – nel quale viene narrato il mondo di questi motociclisti fuorilegge e alcune delle loro imprese epiche, il tutto ovviamente in puro stile “thompsoniano”, nel quale la realtà viene narrata attraverso una miscela costituita da giornalismo tradizionale, impressioni personali e puri artifici narrativi sempre e solo fuori dalle righe e intrisi di appeal.

Il fascino così diffuso esercitato dagli Angels merita una riflessione. Diversamente da quasi tutti gli altri ribelli, gli Angels hanno smesso di sperare che il mondo possa cambiare per loro.



Eppure Hunter S.Thompson con il suo stile insolito e imprevedibile riesce anche questa volta a catturare l’attenzione del lettore e a catapultarlo in strada insieme a questo gruppo di perdenti fuorilegge che compiono trip a base di adrenalina, alcool e LSD – guadagnandosi il fascino e l’ammirazione persino di Allen Ginsberg che dedico agli Hell’s Angels addirittura un poema – e che utilizzano la violenza come antidoto.


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Leggendo Hell’s Angel ci si rende conto di come questo gruppo di omaccioni barbuti, rozzi e goffi che non riescono ad inquadrare il futuro, né ad afferrare il presente e proprio per questo motivo lo disprezzano, lo combattono, lo stuprano e lo distruggono con la loro forza e con la loro ignoranza, non sono altro che un gruppo di perdenti totalmente emarginati, falliti e scontenti, partoriti ed allevati da quella stessa America che nella sua apparente solidità e moralità, ha cercato in loro un capro espiatorio e li ha così sfruttati nel momento più opportuno per poi confinarli e abbandonarli sul ciglio della strada e con il serbatoio totalmente vuoto quando sono non erano più necessari.

Quasi tutti gli Angels sanno dove si trovano ma non il perché, e sono abbastanza svegli da sapere che sono molto pochi i rospi di questo mondo a essere principi azzurri sotto mentite spoglie. Tutti gli altri sono semplici rospi, e non importa quante principesse bacino o violentino, lo rimarranno per sempre…



Soundtrack:





Hell’s Angels, Hunter S.Thompson, Baldini Castoldi Delai Editore, 2008 pp.437. Traduzione Stefano Travagli.


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