Cosa vuol dire essere un uomo senza patria proprio come Kurt Vonnegut

un-uomo-senza-patria-kurt-vonnegut-recensione-librofiliaKurt Vonnegut era un autore che da tempo mi promettevo di leggere principalmente perché la straordinaria Nanda Pivano ne ha sempre scritto in modo piuttosto positivo eppure non sono mai stata totalmente incuriosita da nessun libro di Kurt Vonnegut al punto di acquistarlo e leggerlo, fin quando non mi sono imbattuta in Un uomo senza patria.

Entrando in libreria infatti sono stata immediatamente rapita dalla copertina di Un uomo senza patria che personalmente –da anarcodide fatta e convinta- mi ha fatto pensare subito alla bellezza e all’importanza della libertà e forse credo che questo libricino di circa cento pagine sia il modo migliore per conoscere Kurt Vonnegut e il suo geniale pensiero.

Un uomo senza patria raccoglie infatti dodici interventi inizialmente pubblicati sulla rivista In These Times e subito snobbati dalla grande editoria americana e solo in un secondo momento pubblicati da una piccola casa editrice indipendente e giunti anche in Italia ad opera della Minimum Fax.

Kurt Vonnegut è uno scrittore difficile da classificare –amesso che sia possibile classificare gli scrittori- poiché in lui hanno sempre convissuto due sfaccettature distinte e separate eppure necessarie a rendere unico questo scrittore di Indianapolis nato e cresciuto in una famiglia di artisti durante la Grande Depressione.

Se da un lato infatti troviamo la vena comica, ironica e anticonformista di Kurt Vonnegut coltivata sin dall’infanzia in cui aveva candidamente compreso che per essere preso in considerazione dagli adulti era necessario farli ridere, allo stesso tempo dobbiamo scontrarci anche con la sua vena amara, realista e disillusa causata dall’aver combattuto in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale e dall’essersi miracolosamente salvato dal terribile bombardamento di Dresda in cui persero la vita 135.00 in una sola notte, evento successivamente raccontato nella sua opera celebre Mattatoio n.5 (La crociata dei bambini).

L’umorismo è una reazione fisiologica quasi fisiologica alla paura.



Questi due aspetti del suo carattere sono ben evidenti anche in tutti gli scritti che compongono Un uomo senza patria nel quale -da libero pensatore pacifista nonché da democratico indomabile- attraverso la sua penna arguta e affilata punta il dito contro l’umanità che vive giorno per giorno e che distrugge il Pianeta Terra, contro la tecnologia che toglie manodopera, contro i suoi connazionali mossi soli dall’amore verso il denaro, contro la classe politica americana priva di coscienza e affamata di potere, contro qualsiasi tipo di guerra ma soprattutto contro quel sogno ormai fallito di diventare un’America generosa e ragionevole.

Allo stesso tempo però Kurt Vonnegut elogia il blues e tutte le sue derivazioni musicali perché tiene lontana la depressione dall’individuo, tutte le biblioteche che hanno opposto resistenza all’eliminazione di alcuni libri ritenuti scomodi ma soprattutto elogia le persone comuni che si comportano in maniera onesta e dignitosa nonostante tutto.

Forse alcune considerazioni presenti in Un uomo senza patria sono un po’ datate –soprattutto quelle riferite a Bush e al suo governo- in realtà è proprio oggi che ne stiamo vivendo gli effetti collaterali e questo rende il libo ancora più prezioso e quasi profetico.

Evolversi significa realizzare attraverso i nostri sforzi il miracolo che siamo destinati a compiere sin dalla nascita.



Seppur Kurt Vonnegut si dice sconfitto dalla vita e dal tabagismo, ammette di aver perso la speranza nell’umanità e a se stesso confessa:

“Perciò io sono un uomo senza patria, fatta eccezione per i bibliotecari e un giornale di Chicago che si chiama In These Times.”



personalmente dalle pagine di questo libro ho notato una visione romantica e graffiante della vita nonché un invito diretto ad ognuno di noi ad evolverci, a prendere la vita con umorismo e comicità ma soprattutto a prestare più attenzione alla nostra felicità anche quando non sembra ci sia motivo di esser felici.

Le regole, anche quelle buone, sono utili solo fino a un certo punto.



Dopo la lettura di Un uomo senza patria ho scoperto in Kurt Vonnegut un’intelligenza profonda e acuta e una forte sintonia, dal momento che in più occasioni mi sono trovata in perfetta intesa con il suo pensiero ma soprattutto Kurt Vonnegut attraverso le sue parole mi ha dato l’impressione di essere un uomo molto saggio al quale si può chiedere praticamente di tutto poiché saprà sempre come risponderti e come lasciarti a bocca aperta.

Un uomo senza patria, Kurt Vonnegut, Minimum Fax 2014, pp.108. Traduzione Martina Testa.




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