A pesca nelle pozze più profonde: Paolo Cognetti e il mondo dei racconti

a-pesca-nelle-pozze-più-profonde-paolo-cognetti-e-le-meditazioni-sui-racconti-librofiliaSe è vero che meditare sulla scrittura – e nello specifico sui racconti – è un’arte tanto complessa quanto infinita, bisogna ammettere che Paolo Cognetti ci riesce benissimo e la sua ultima fatica letteraria, intitolata A pesca nelle pozze più profonde, è la prova che inchioda questo scrittore milanese di nascita ma profondamente montanaro nell’animo.

Dunque, che Paolo Cognetti è una delle penne più interessanti di tutto l’intero panorama letterario italiano è ormai chiaro a tutti – anche a tutti coloro che non leggono racconti e che addirittura storcono il naso di fronte alla narrativa breve, quasi come se il racconto in sé, non fosse nemmeno letteratura bensì uno stupido e banale esercizio di scrittura – ma se inteso, in questa nuova veste di moderno Caronte che ci traghetta in mezzo all’arte di scrivere racconti e ai suoi illustri mastri, è ancor più irresistibile.

Scrivere non è costruire una casa: è visitarla, abitarci dentro. La casa esiste già, ed è una casa piena di segreti; a noi tocca il lavoro di scrutare nell’armadio e sotto il letto, accendere le luci, sfondare le porte chiuse.


Paolo Cognetti infatti, prim’ancora di essere un bravissimo scrittore di racconti, è un lettore accanito che per anni ha sguazzato – e continua a sguazzare – tra i racconti dei maggiori esponenti di questo genere letterario, come ad esempio: Raymond Carver, Ernest Hemingway, J.D. Salinger, Alice Munro o Charles D’Ambrosio e questi, solo per citare alcuni nomi presenti nel suo interessantissimo A pesca nelle pozze più profonde.

E cosi, Paolo Cognetti, partendo dalla convinzione che per diventare bravi scrittori bisogna imparare a pescare – non a caso, buona parte dei suoi scrittori preferiti erano anche degli abili e pazienti pescatori – poiché l’acqua rappresenta la vita che a sua volta, ospita i pesci che sono le storie, mediante il suo A pesca nelle pozze più profonde, ci prende per mano e ci conduce in un duplice viaggio introspettivo: quello di uno scrittore che ci svela come nascono i suoi racconti e quello di un lettore che ci permette invece di conoscere più da vicino i suoi maestri e la loro arte.

Un personaggio si ama ascoltandolo e offrendogli il poco che sappiamo fare: se non una torta, un racconto scritto onestamente può andar bene.


Buona parte degli scrittori di racconti citati in A pesca nelle pozze più profonde sono tutti americani, ognuno di loro con un background diverso e con un diverso modo di approcciarsi alla scrittura e di sviscerare le storie ma tutti per, accomunati da un unico grande destino: rendere unico il genere, diventare i fuoriclasse assoluti nonché i modelli universali, letti, amati e imitati in ogni angolo del pianeta.

Paolo Cognetti

Paolo Cognetti


Il racconto in sé è infatti una narrazione tanto breve quanto incompleta poiché non ha un inizio e non ha una fine ma si limita ad immortalare e a narrare un dato momento, esattamente come fa una fotografia e poiché i racconti sono soprattutto giochi di luci e di ombre, solo i più bravi riescono a scavare a fondo, a portare a galla l’invisibile e a imprimere tutto su carta in maniera impeccabile.
E Paolo Cognetti, ai suoi maestri d’Oltreoceano non ha assolutamente nulla da invidiare e l’affetto dei suoi lettori e il successo dei suoi libri ne sono la prova assoluta.

…quando scriviamo non facciamo che prendere il lavoro dei nostri predecessori e aggiungerci un pezzettino.


Quello che mi ha colpito maggiormente in A pesca nelle pozze più profonde, oltre ad un comune gusto letterario fra me e Paolo Cognetti, è la sua assoluta devozione nei confronti del mondo dei racconti e dei suoi maestri assoluti ma soprattutto, la sua totale e genuina umiltà nel porsi di fronte alle loro opere letterarie, dote purtroppo molto rara di questi tempi, anche nel mondo letterario.

Paolo Cognetti infatti, nonostante la sua bravura e il successo ottenuto tramite i suoi libri, continua a rileggere e a studiare i racconti dei suoi maestri, cercando di carpirne i trucchi e i segreti ma soprattutto continua ad applicarsi e a meravigliarsi dinanzi ad un racconto scritto meravigliosamente bene e forse, questo è l’unico vero grande segreto per lasciarsi incantare e sedurre dalle parole.


A pesca nelle pozze più profonde, Paolo Cognetti, Minimum Fax, 2014 pp.130.


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